Day 57 of 62. Essere nerd anche nei negozi pettinati!

Sveglia prestissimo per i miei standard londinesi, ma oggi sarà l’unico giorno intero di mamma e sister qui in London dunque non possiamo perdere troppo tempo a pettinare le bambole.

Caffè al volo e poi esco. Alle nove sono davanti alla stazione e loro pure, quindi iniziamo a fare strada verso il centro. Ebbene, mamma odia la metro, è ufficiale.

Già ieri non stava benissimo e oggi l’ha confermato. Taglio un paio di fermate, senza cambi e scendiamo a Covent Garden. Colazione da Pret e infine ci dirigiamo verso il centro. Trafalgar square e la National, per poi fare strada verso Buckingham.

Già che ci siamo, con mia sorella non potevo non fare la deviazione per vedere il negozio Mr Porter, nonché la sartoria del mio amato Kingsman. Mai scelta fu più azzeccata, perché il giornale con il mio Pedro l’ho visto a chilometri di distanza! Fregandomene del fatto che il negozio non solo è reale ma è realmente super posh, io entro, chiedo cortesemente se mi regalano un giornale, cosa che fanno che molta gentilezza, e poi squittisco il giusto quando scorgo Pascalito mio sullo schermo. Mia madre, che è rimasta fuori a guardare me e mia sorella diventare due imbecilli, ci attende fuori basita. Tant’è, io ho una sacra reliquia da questa mia vacanza londinese che mi aiuterà in tutti i futuri momenti di mestizia della mia vita. Quindi Pedro, per quando leggerai il mio blog, sappi che io ti attendo. Certo, dovrai dividermi con Andreino ma sono sicura che andrete d’accordo.

Dopo essermi ripresa, molto dopo, le accompagno a Buckingham e poi Big Ben. Insomma, il trailer di Londra considerando il pochissimo tempo a disposizione.

Quando si fa ora di pranzo, Camden. Altra tragedia, convincere madre a mangiare al mercato. Tutti gli odori non le piacciono eccetera eccetera. Grazie al cielo, si convince per il fish and chips di un ragazzo (latino senza dubbio) carinissimo.

Solito giro per le Stables, dove loro fanno spese (io tornerò giovedì suppongo) e poi casa. Vista la stanchezza di mamma ceniamo da me. Un “bel” piatto di pasta (purtroppo devo aggiungere alla De Cecco un po’ di quella roba di Tesco ma altrimenti non ce l’avremo mai fatta in tre) con insalata.

Telefonate a cugina e daddy, che per fortuna resta da solo giusto oggi perché altrimenti la sua sopravvivenza sarebbe a rischio, infine le accompagno a casa.

Torno da me, con la mia playlist di Kingsman giustamente in cuffia e infine incontro Charlotte, che è due giorni che non vedo.

Ci aggiorniamo super alla svelta perché anche domani la sveglia sarà presto dunque non posso cazzeggiarmi.

Libro, mandato bacino a Pedro e ad Andreino, poi nanna.

Day 57, closer to the edge, done.

me and pascalito
Me and Pascalito. The happiest girl in London.

 

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Day 56 of 62. My family!

Perseverare è diabolico, almeno così mi hanno sempre detto. Quindi per quello, oggi mia mamma e mia sorella ci provano di nuovo, con un nuovo volo.

Colazione con solo il caffè e poi mi attacco al computer, per portarmi avanti per il blog. Anche lui come me necessita di tornare in Italia per ri-aggiornarsi un attimo. Iniziamo ad arrancare, e mai come oggi. Con l’ansia che mi divora, per la neve mista a pioggia che cade fino alle undici, finché non diventa solo una pioggia fastidiosa.

Attendo con mia sorella l’orario dell’imbarco che non solo non arriva mai, ma come se non bastasse viene pure ritardato, di nuovo, di un’ora!

Insomma, avete veramente rotto il c***! Ma me le fate arrivare?

Quando finalmente quasi alle quattro mia sorella mi conferma che stanno partendo, tiro un sospiro di sollievo. Due ore e poco più e sono qui!

Preparo il monte di roba che lascerò a loro da riportare a casa per non incappare nell’ira funesta della ryan air visto il peso del mio bagaglio e infine le vado a prendere.

Non nascondo il breve secondo di emotività comunque egregiamente tenuto a bada non appena scorgo mia sorella con la sua sciarpona. Spero di conservare la stessa non-chalance anche domenica di fronte ai miei gatti, tutti e quattro.

Detto questo, ci incamminiamo nel casino delle sei verso casa, dove lasciamo i bagagli delle due un po’ sconvolt. Si riprendono solo una volta a Saint Paul e al fiume, piccolo sprazzo della città per oggi.

Ci rifugiamo al The Real Greek (mia vecchia conoscenza che non delude neanche questa volta), dove la sottoscritta dimentica in un secondo di sapere l’inglese e parla in italiano con al cameriere. Ma è possibile?! Mangiamo bene e tanto, chiacchieriamo, infine torniamo a casa.

Loro sono cotte e domani ci vediamo presto per ottimizzare l’enorme perdita di un giorno intero.

Io mi cuffio e torno a casa. Anche io sono stravolta, anche solo per tutta l’ansia che mi sono mangiata in due giorni.

E poi, adesso che le ho viste, inizio seriamente ad accusare il colpo di nostalgia di casa.

So che ho un sacco di cose da fare, prima su tutte e di vitale importanza devo finire un romanzo, ma davvero non vedo l’ora che arrivi domenica.

Day 56, solved.

Day 55 of 62. Fucking Snow!

Oggi metto la sveglia presto! Devo essere bella fresca e pimpante e finire un sacco di cose prima che arrivino, finalmente, la mia mammina e mia sorella!

Come sempre, come primissima cosa, alzo la tapparella e scopro di ritrovarmi in Winter Wonderland! Nevica! E la neve ha già ammantato tutto! Il mio oooooo di stupore viene presto sostituito da un o-o. Speriamo che questo non causi nessun ritardo al volo.

Mi attacco al portatile e purtroppo mia sorella mi conferma che il loro volo porta un ritardo di un’ora a causa della neve. Inizia un’interminabile attesa. Un’ora passa, ancora non si sono imbarcate. Ritardo di un’altra ora. Inizio veramente a scocciarmi, mentre qui la neve non accenna a diminuire. Anche la seconda ora passa, nuovo posticipo, finché, all’una, il volo non viene definitivamente cancellato. Immaginatevi il giramento di johnsons come li chiama Charlotte di tutti quanti. Il mondo intero si riversa in biglietteria e dall’App di Ryan air non è possibile fare nulla, visto che il volo lì risulta partito! Dopo un’altra ora, in cui mia sorella non è nemmeno lontanamente vicina alle casse e già si parla di voli del giorno dopo, cerco un altro biglietto. I voli del mattino vanno esauriti mentre faccio la prenotazione. Avrei voglia di buttare tutto all’aria e tornarmene io a casa, ma grazie alla perseveranza nel tranquillizzarmi del mio grillo parlante Andrea riesco infine a prendere un volo per il pomeriggio di domani e far andare mia mamma e mia sorella finalmente a casa.

Io, che ho detto giusto due parole a Charlotte e lei è stata così carina da capire che non era aria, mi incontro comunque con il tipo della loro casa per prendere le chiavi e avercele domani. Poi esco. Non ho mangiato nulla ma se resto ferma la mestizia avrà il sopravvento.

Mi dirigo in uno dei posti che funge da calmante per me, nonché il fiume. Passo il Millennium e scorgo uno Starbucks. Mi dico che prendo solo qualcosa per rifocillarmi e poi andare fino al London Eye. Invece, anche causa la depressione, mi metto a scrivere.

Per guadagnare punti karma, rincorro una ragazza a cui era caduto un guanto e il ragazzo accanto a me mi dice che è stato proprio un gesto carino. Spero che l’universo se lo segni!

Con mia sorella intanto decidiamo che con la neve abbiamo litigato. Per sempre. Sia io che lei siamo sempre state sue fan, l’abbiamo difesa contro tutti. Sai che c’è? Vaffanculo! Non ci piaci più e ti odiamo!

Finisco di scrivere che sono le sette, e dopo essere stata quasi abbordata da un fotografo (che liquido dicendogli che sono al telefono con mia madre, su di dosso che non sono in vena), torno a casina.

Lì, cena super sostanziosa perché ho una fame da lupo e mal di testa. Appena Charlotte si libera le chiedo scusa per oggi e lei risponde che non c’è nessun problema, e che anzi capisce benissimo (lei è americana, per lei è assurdo che un volo si fermi per due fiocchetti di neve).

Finisco il libro e poi letto, questa giornata mi ha stravolta.

Day 55, fucking gone.

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fucking snow!

Day 54 of 62. Canzoni tristi in an happy day.

Il sole, ancora! Il sole! Incredibile che sia ancora qui, a farci compagnia. Grazie al cielo appena sveglia sento che Charlotte non è da sola. Non fatevi strane idee, in casa c’è Echo, il ragazzo che sarà il suo coinquilino tra una settimana esatta. Per fortuna lo sento e mi cambio, prima di sbucare dalla mia camera, perché di solito faccio colazione bellamente in pigiama, e quello che ho indosso al momento non è quello super figo nero ma quello puccioso rosso del Grinch. Almeno un briciolo di dignità, ci tengo a preservarla.

Pranzo mentre chiacchiero con Charlotte. Il tema principale oggi è quanto guadagna un suo amico, che si è appena comprato una macchina da duecentomila sterline. A me, sinceramente, non mi è mai fregato un cavolo di queste cose e anche solo parlarne per più di trenta secondi mi tedia, ma per lei a quanto pare è una cosa importantissima, tanto che va pure a cercare il costo esatto di suddetta auto. Non capisco…

Comunque, esco subito dopo. La mia direzione, ipotetica è il fiume. A Saint Paul (assurdo che ogni tanto mi ritrovi io a dare indicazioni ai british, ma oggi è successo!) mi perdo un po’ via. Invece di passare il Millennium vado verso Bank, poi verso Monument, infine vinta dal freddo torno a Saint Paul e al mio Starbucks di fiducia.

Oggi è una giornata bella. Domani arrivano mamma e sister, Andrea continua a mandarmi messaggi divertenti… quindi mi dite come faccio a scrivere il capitolo più depresso di sempre? Semplice, smetto di guardare whatsapp e mi attacco alla mia playlist Sadness come se non ci fosse un domani.

Il mio mood anche solo a sentire l’attacco di Hotel California cambia e posso mettermi a scrivere.

Capitolo completato. Vorrei andare avanti ma non voglio bruciarmi la soddisfazione di finirlo da Ziferblat settimana prossima, così mi cheto ed esco (solo dopo aver mentalmente mandato a quel paese coppia di madre e figlio napoletani finti ricchi che definirli cafoni è fargli un complimento. Lui aveva la voce da ragazzino viziato più fastidiosa della galassia.)

Una volta a casa, videochiamata con Andrea mentre cucino e poi Netflix, che si inizia la nuova stagione di The Crown.

Infine libro e nanna.

Anche il day 54 è passato.

Day 53 of 62. Climax.

Mi alzo e inizio a prepararmi il mio caffettino: il sole è tornato e il mio buon umore ne gioisce (ma questo non va affatto bene, perché devo scrivere due capitoli tristi e non posso essere felice, ti pare?).

Mentre la moka lavora, sento il trillo del telefono di Charlotte. Ma non doveva essere in ufficio? Oggi è venerdì!

Ebbene, questa è la breve storia triste di Charlotte, che mi racconta tra uno sbadiglio e l’altro appena finalmente esce dalla sua camera. Ieri pomeriggio è andata a casa di una tizia a rifarsi le treccine. Quelle che aveva fatto a inizio mese iniziavano già a cedere. Mai sentito, in tutta la mia vita, di treccine che durano un mese. Comunque, va dalla tizia e, morale della favola, finisce alle quattro del mattino. Alle QUATTRO. Il colore delle extensions non le piace, sono giallo paglierino (stile Nicki Minaj) e le trecce verso il finale sembrano non finite e tagliate grossolanamente. Cosa ti aspettavi, da un lavoro finito di notte? Provo ad aiutarla a fare un cucù che non mostri troppo il danno, mi propongo perfino di prestarle la mia fascia. Che disastro.

Esce di casa che è l’una passata, io sono già pronta per pranzare, e infatti il suo capo l’ha già chiamata per cazziarla. Mi torna in mente quella volta in cui non ho sentito la sveglia e i miei colleghi stavano per chiamare la guardia nazionale, e il mio capo era scoppiato a ridere quando gli ho detto, con candore “scusa non ho sentito la sveglia!” Che bei tempi, più o meno…

Comunque, essendo questi tempi decisamente migliori, pranzo e poi esco. Vado a piedi fino a un locale italiano che avevo già visto. E, come avevo intuito la scorsa volta, la barista è italiana. Ha la mia età ed è carinissima, infatti chiacchieriamo un sacco, poi… inizio a scrivere.

In queste settimane, durante entrambi i corsi che ho seguito, abbiamo parlato più volte di climax. Quel momento in cui la narrazione arriva al suo picco. Ebbene ci siamo. Con una playlist da tagliarsi le vene in cui la mia amica Lana Del Rey la fa da padrona, mi attacco a scrivere.

Dei due capitoli, di nuovo, riesco a scriverne solo uno. é più tosta di quello che pensavo. Sono comunque soddisfatta, quindi posso uscire nella serata londinese con gaudio.

Mi metto un po’ a camminare per smaltire tutti i dolci che ho trangugiato in questi mesi, una cosa davvero impressionante, e infine torno a casa, congelata. Oggi fa freddo!

Mentre si cuoce una bella e salutare zuppetta, telefonata con il mio Andreino. Poi Narcos (seconda stagione finita, again), Supernatural e The Walking Dead.

Poi libro e nanna.

Day 53, finished.

Day 52 of 62. Il Museo di Charles Dickens.

Mi sveglio grazie alla musica di Charlotte. Meglio così, magari per una volta riesco a uscire di casa a un orario vagamente decente!

Faccio i compiti, mentre nel frattempo parlo con lei. Poi pranzo con il mio salmoncino mentre maledico la pioggia, che inizia a tempestare (e che finisce quattro secondi dopo per far spuntare il sole… ma cos’ha, il clima di ‘sto paese?).

La mia meta oggi è il museo di Charles Dickens. Direi che cade a fagiolo: è Natale e io sto iniziando adesso Great Expectations.

La casa museo mi è piaciuta, perché è completamente visitabile. Ci sono molte memorabilia, che includono la sua scrivania (che Andrea mi ha promesso. Proprio quella.). Tutta la casa è super addobbata per il Natale (giusto per darvi un idea, A Christmas Carol è andato in stampa a metà dell’800 e da allora non è MAI stato fuori stampa. MAI. Per duecento anni) ed è molto suggestiva, ma non credo che il giro valga il prezzo del biglietto, ben nove sterline. Cioè… il Joan Soane è gratis, e ha dentro un museo… Non so. Bello ma non imprescindibile.

Una volta finito il mio giro, vado al Roaster a fare i compiti di sceneggiatura e a sistemare un po’ i documenti sul mio pc che al momento vive di entropia.

Infine corso, e per i primi quindici minuti di lezione sono da sola! Ma è mai possibile? Il tipo inquietante arriva addirittura alle sette e mezza, come se nulla fosse, e senza compiti! E si alza per andare a scaldarsi da mangiare, che poi consuma bellamente in stanza. Che cafone. Io tra l’altro non capisco una parola, che sia una, quando parla. In questo corso sono la più brava proprio a mani basse.

Comunque, lezione molto interessante ma resta la leggera disorganizzazione e il fatto di non avere materiale un po’ mi pesa.

Una volta fuori, e dopo aver finalizzato delle super novità per la mia paginetta in arrivo da gennaio di cui sono super super super happy, spesa da Sainsbury e poi casa, dove mi imbatto nel fidanzato della mia Ginkuro. Non era lei perché era magrino, la mia volpina è più arruffata.

Mi attacco a Narcos come se non ci fosse un domani e poi nanna. Di Charlotte non c’è traccia, ma non mi risulta avesse degli impegni. Quindi… Mistero!

Day 52, solved. Inizia il conto alla rovescia.

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Charles Dickens home in London
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Charles Dickens home museum

 

 

Day 51 of 62. The Serpentine.

Ebbene, dopo sveglia veramente veramente tardi dovuta alla solitudine della casa e al buio fuori dalla finestra che fa sembrare ancora notte, mi attacco al pc un sacco di compiti per il blog. Devo sistemare anche settimana prossima prima che arrivino Madreh e Sister e sono indietrissimo. Ragazzi, non ce la posso fare.

Comunque, pranzo con tutta la calma del mondo e infine esco. La mia meta oggi è il ristorante del Serpentine, quello dove ho visto ormai venti giorni fa quella mia vecchia conoscente (che credo davvero si chiami Irene ma non posso metterci la mano sul fuoco!).

Passo dunque per Hyde Park, dando un occhio a Winter Wonderland (le luci della fiera sono fortissime e mi stanno accecando. Ma vi pare?).

Al ristorante del Serpentine (che ricordo sempre con affetto, essendo il primo posto in cui ho pranzato a Londra nella mia storia d’amore con questa città), trovo effettivamente la ragazza che però è presissima. Comunque, carinissima, mi offre il , mentre io le dico che se si libera anche solo un secondo sono nella sala grande a scrivere. Purtroppo, non la vedo più e quando esco (mentre stanno chiudendo) di lei non c’è traccia.

Intanto, parlando della mia scrittura, dei capitoli che mi ero prefissata per oggi ne scrivo solo uno. Cambio di prospettiva e di personaggio, quindi complicato. Il risultato è comunque che manca poco poco poco e io ho scritto solo un capitolo!

Sono un po’ stanca e decido di mettermi in moto verso casa. Nonostante questo ho voglia di camminare e di assaporare la città, quindi non prendo la metro ad Hyde Park Corner ma vado fino a Piccadilly Circus. Non lo avessi mai fatto, tutto il mondo è in metro a quella fermata. Con un bel “Sì, ciaone” esco e mi dirigo a Leicester Square un po’ maledicendomi perché il centro di Londra con l’arrivo del ponte dell’Immacolata è davvero un casino inimmaginabile. Però, c’è un però. Così facendo, sono incappata nella Premiere londinese di Molly’s game, un film con Jessica Chastain e Idris Elba. Ebbene, li ho visti! Mamma lei è piccolissima! E come minimo stava congelando, dato che aveva un vestito leggerissimo e scollato sulla schiena e il vento ieri era tremendo.

Dopo questa perla e dopo essermi comprata un cupcake da Lola’s, casina. Salmone al forno e poi mi guardo un film, The Bad Batch, convinta dal cast: Jason Momoa, Keanu Reeves e perfino Jim Carey. Peccato che definire un film visivo per mascherarne la lentezza dovrebbe essere un crimine. Credo che Momoa abbia detto dieci battute in due ore. Però era sempre a petto nudo. Unica gioia.

Arrivo di Charlotte, qualche chiacchiera prima di andare a letto, siamo entrambe cotte.

Letto e nanna.

Day 51, solved.