#Sharingbooks – La week dell’Amore!

sharing

Ebbene, quando la mia amica Feliscia de il blog Il Lettore Curioso mi chiama a raccolta per un hashtag, non posso non accettare!

Questa bella iniziativa, #Sharingbooks,  è nata dal blog Vuoi conoscere un casino? e ha come scopo quello della promozione e della diffusione dei libri attraverso i social.

Per tutto il mese, avremo un tema a settimana (io che sono anarchica, invece del lunedì pubblicherò le mie scelte il giovedì. Abbiate pazienza, lo sapete che qualcosa lo devo sempre cambiare!).

Per la descrizione dell’hashtag, fatta in modo più serio, vi rimando qui

Eccovi i temi:

Week 1: Amore (all meaning possible, platonico, romantico, filiale ecc…)

Week 2: Fantasia (l’immaginazione pura, il fantasy, l’immaginifico. Insomma, tutto ciò che non è, grazie al cielo, reale)

Week 3: Felicità (parliamo di progetti andati a buon fine, di quei libri che ti fanno chiudere l’ultima pagina con un sospiro di gioia)

Week 4: Coraggio (eroi ed eroine, io preferisco quelli di tutti i giorni, ma anche Batman va benissimo…)

Bando alla ciance, dunque, e procediamo con i tre Libri da me scelti per il tema super cuoricioso di questa settimana.

  • How Much the Heart Can Hold, autori vari

 

how much the heart can hold (2)

Libricino acquistato nella mia Londra, in una libreria purtroppo in svendita. Ma che bella è, la copertina? Si tratta di sette racconti, ognuno che affronta con il personale tocco dell’autore diverse sfaccettature dell’Amore.

Qui la recensione pubblicata sul mio secondo blog, quello tutto sui libri, Little K Library

  • Le mamme ribelli non hanno paura, Giada Sundas

le mamme ribelli non hanno paura

Esiste un Amore più grande di quello di una mamma? No, ragazzi.

Questo romanzo autobiografico, divertente e fuori dagli schemi, racconta le gioie (ma, molto molto molto più i dolori) dell’essere mamma.

Recensione, sempre qui

 

Dovrei finire con il terzo libro, e qui sarebbe perfetto il mio bambino inglese, che purtroppo è in dirittura d’arrivo e quindi non ancora pronto. Mi tengo il posticino dell’hashtag, ci state (tanto, anche se non ci state… lo sapete già)?

Concludo, oltre che con i ringraziamenti ufficiali a tutti i Blog coinvolti (e con le scuse per non aver seguito proprio proprio proprio alla lettera le indicazioni, ma alla mia età si diventa camurruse, gergo tecnico palermitano per rompicoglioni), con le mie nomine:

 

Vi aspetto giovedì prossimo con i prossimi libri, per la Week sulla Fantasia!

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L’angoscia d’aver finito un libro.

Scrivere un libro, in fondo, non è difficilissimo. L’uomo inventa e si nutre di storie dalla sua nascita, basti pensare a come il cielo sia pieno zeppo di mostri, eroi e principesse dimenticate.

Ognuno di noi può avere una storia in testa, e magari riesce anche a scriverla.

Il difficile viene dopo.

Per me, coincide con un senso di angoscia mica da ridere.

Ebbene sì, ops I did it again.

Il mio bambino inglese è pronto. Due revisioni, tre ri-scritture dell’epilogo (la prima troppo corta, la seconda troppo incasinata, la terza forse potremmo anche esserci). Due mesi per scriverlo, ottobre-dicembre, e tre per rivederlo con calma, lasciandogli quel mese di lievitazione, di incubazione, di “distanza” da parte dell’autore.

E adesso?

Non vorrei sminuire l’opinione del mio Love, l’unico che l’ha letto perché necessitavo di un parere maschile, ma se non dovesse piacere?

Se non dovessi raggiungere l’obiettivo prefissato e fossi costretta a vedere il mio povero bimbo naufragare in un mare di mestizia?

 

Vogliamo parlare delle domande delle persone a te vicine?

-Di cosa parla?

-è una storia d’amore

-davvero?! (chi mi conosce si chiede, tu? Really?)

-sì, davvero, è uscito e basta. Ambientato a Londra, l’ho scritto lì.

-Ah, figo

 

Questo è difficile, dell’essere scrittori. Venire a patti con quanto si è fatto, gestire le aspettative, capire bene come muoversi.

Io, prima di inviarlo e nell’attesa di darvi altre news (che spero arrivino presto) mi godo il mio momento di angoscia.

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On writing, with a cat.

 

L’albero di mimosa.

Nel nostro paese c’era un parco. Per me, bimba di cinque o sei anni, era un parco immenso. Era segnato da tante siepi, passaggi impervi che portavano a panchine isolate, a giochi sgangherati. Ti ci potevi nascondere, in quel parco, e giocare a scappare dai tuoi fratelli o dai tuoi compagni. In fondo al parco, dove le siepi si interrompevano infine, c’era un piccolo edificio con l’insegna in ferro battuto. Un edicola? Un qualche bigliettaio? Non ne ho idea, non me lo ricordo più. La mia immaginazione lo ha reso un posto magico, che vendeva caramelle, un antro nascosto pronto a dispensare meraviglie a chi era così ardito da cercarle.

Accanto al caramellaio, un albero di mimosa. Vediamo sempre i mazzetti gialli avvolti in sacchetti di plastica con nastrini melensi. Non pensiamo mai all’albero, al fatto che sia alto, maestoso, con i rami folti.

A molti il profumo delle mimose non piace, è talmente forte da causare il mal di testa. Io lo adoro. Perché mi ricorda quando correvo in quel parco, ancora a casa mia. Quando tutto era grande e immenso e spettacolare.

Mi ricorda che quando ci andavamo a giocare e sentivi quel profumo pungente, era quasi primavera.

Sette cose su di me part 7. La cosa che adoro fare.

Siamo all’ultima tappa di quello che spero sia stato un breve viaggio nella mia personalità, o almeno in alcuni degli aspetti che la compongono.

Manca un ultimo tassello, l’ultimo orcrux di Voldemort.

E qui non è del tutto sbagliato parlare di Orcrux perchè la mia occupazione preferita è un qualcosa che l’anima te la leva.

7 LA COSA CHE ADORO FARE DI PIù AL MONDO

Ovviamente, parliamo di scrivere.

Il mio primissimo racconto, forse l’avrò anche già detto in qualche altra sede (non mi ricordo), l’ho scritto in terza elementare su un quadernetto verde con sopra l’immagine di un tubetto di tempera rossa. Era un racconto dell’orrore (nooo, davvero?) su Dracula. Cioè, io in terza elementare scrivevo i racconti su Dracula…

Detto questo, inventare storie è la mia occupazione principale. Il mio cervello è costantemente intasato da personaggi fittizi e dalle loro vicende. Ogni tanto questi personaggi prendono vita sulla carta, ogni tanto no.

Comunque, sui fogli ci finisce sempre qualcosa. Che siano tre righe che non portano da nessuna parte (di cui mi scordo pure, salvo poi ritrovarle a distanza di anni e chiedermi… ma questo che è?). Oppure che siano storie che pian piano prendono forza, come una valanga, e a quel punto non puoi far altro che assecondarle (come la storia scritta a Londra, dove in due mesi è nato un romanzo).

Ho iniziato con l’horror (Immortal parla di vampiri e di streghe, of course), per poi toccare il noir in alcuni racconti e approdare adesso alla narrativa generale.

Ci sono racconti che non ho mai finito, che forse finirò o forse no. Altri che non vedranno mai la luce perchè debolini e altri che non vedo l’ora di far leggere.

 

Vi ringrazio per aver fatto con me questo mini viaggio introspettivo, spero vi sia piaciuto (a me sì, devo essere sincera!).

Purtroppo però, il mio compleanno è terminato. Adesso mi attende altro.

 

 

Sette cose su di me part 6. Il posto che amo di più.

Devo dire che scrivere questo piccolo scorcio di me mi mette non poca tristezza. Pensare a questo posto, adesso, mi causa una nostalgia incredibile.

Chiaramente il posto in questione lo conoscete tutti, a maggior ragione chi ha seguito le mie folli avventure autunnali nella città del mio cuore. Londra.

é ovvio che non c’è parte di Londra che io non ami (tranne Oxford Street, dove anche solo il pensiero di camminarci quattro secondi mi fa venire mal di testa). Ci sono tantissimi posti dove ho lasciato un pezzetto della mia anima e che potrebbero vincere questo scettro.

Lo assegno però al posto che più di tutti mi tranquillizza, quel posto di Londra che mi regala sempre qualcosa di nuovo, nuove sensazioni, nuove piccole scoperte.

5 IL POSTO CHE AMO DI PIù

Il quartiere di Camden ha per me un valore terapeutico. Quando sono stata colta dalla mestizia, mi sono rifugiata lì, a bere un tè da Miss Poppy (con un cupcake al caramello salato). Lo so che è estremamente turistico, però quel mix di etnie, di colori, di profumi nella parte food, mi stupisce tutte le volte. Camminerei a Camden per ore e scoprirei sempre un angolo che la volta precedente mi era sfuggito, come un triangolino colorato di un caleidoscopio a cui inizialmente non avevi fatto caso.

Imprescindibile per chiunque visiti la città.

 

Siamo quasi alla fine di questa settimana auto-conoscitiva, manca l’ultimo pezzo.

 

 

Sette cose su di me part 5. Il mio cibo preferito.

Siamo arrivati alla questione food e pure qui la questione fila as plain as simple.

5 IL MIO CIBO PREFERITO

La mia scelta non è salutistica, né complicata ma è dettata dalla gola e dalla “coccola”.

Il mio cibo preferito sono le patatine fritte. Intendo però quelle che mi fa mia madre, quelle con le patate vere. Non quelle micragnose della busta. E a me piacciono quelle della mia mamma proprio perchè al contrario di quello che dovrebbero essere, quelle fritte della mia mamma restano morbide anche all’esterno. A me piacciono così, belle salate da sentire le vene che si occludono a ogni morso.

Sono quella cosa che la mia mamma mi faceva quando andavo a scuola ed ero triste per un brutto voto (che nella mia vita vuol dire sei, di brutti voti ne ho presi davvero pochi).

é il cibo super coccoloso.

Nella sua declinazione giornaliera, va benissimo qualsiasi pacchetto della San Carlo (eccezion fatta per quell’abominio con il salame, mi chiedo ancora perché il signor San Carlo non mi abbia interpellata prima di metterle in produzione).

Domani tocca a una cosa che un poco mi intristisce. Il mio posto preferito.

Stay tuned!

 

Sette cose su di me part 4. Il mio film preferito.

Siamo arrivati al film e qui fidatevi non ci sono decisioni, se, ma, forse e bla bla.

Il mio film preferito, quello del mio cuore, è uno e solo uno.

4 IL MIO FILM PREFERITO

Re del Blu, Re del Mai, non ho più dentro me quella voglia di terrore e di guai…

Avrete capito già di che cosa stiamo parlando, dell’inarrivabile Nightmare Before Christmas.

Anche qui ribadiamo la mia pazzia perché ho iniziato ad amare questo cartone a otto anni. Mia cugina aveva la videocassetta e io l’asfissiavo per vederlo tutte le volte che la andavo a trovare (cioè sempre visto che abitava a due strade dalla mia). A otto anni, invece di essere terrorizzata dallo scheletro come tutti i bambini della mia età, io ero innamorata persa di Jack e lo trovavo incredibilmente sexy.

é il cartone che unisce le mie festività preferite, il Nachele e Halloween. Manco a dirlo, Burton è diventato ovviamente il mio regista preferito. Non c’è suo film che non abbia visto e che non corra a vedere al cinema.

Qui siamo andati lisci, dai. Questa era facile.

Domani tocca al cibo, finalmente!

Stay tuned.