Liminal Phase

Mi viene sempre un po’ da ridere quando penso alla Liminal Phase.

Se non sapete di cosa si tratta, be’ è quella zona un po’ ibrida in cui si trovano gli eroi a un certo punto della storia. Quando insomma sono un po’ fermi con gli occhi da triglia e non sanno che santi pigliare (oppure, se sono ragazzini, stanno crescendo e stanno capendo come affrontare il tutto).

Insomma, è quella fase lì dove non ci si capisce poi molto.

Credevo di essere uscita dalla mia personale Liminal Phase, e che cabbasisi. Ho trovato un nuovo impiego (hurrà per le mie finanze che prendono fiato, così non parlerò più con i bancomat, ma forse no…), il mio libro sta per partire…

Però capisco che forse proprio nel libro si annida tutta la mia ansia liminale. Sono in fase preparatoria del marketing, da brava alunna che si è sparata un mese di corso di Digital Marketing, con tanto di calendario editoriale, to do list, eccetera eccetera.

Eppure più guardo il tutto e più penso: e se non dovesse andare bene? Se non dovessi raggiungere ma nemmeno lontanamente il goal che mi sono prefissata (e che si è fissato pure l’editore, by the way?).

So già che il mio dolce consorte alzerà gli occhi e stasera mi farà un cazziatone, perché lui continua a dirmi che l’insuccesso in questo caso non è contemplato e che faremo andare bene le cose.

Sì, va bene, amore del mio cuore, ma che il tutto non vada secondo le mie aspettative è una possibilità.

Io che di natura sono meno ottimista di lui, che dalla sua joie de vivre non lo smuove davvero neanche un carrarmato, mi faccio ammantare da una lieve mestizia, e dunque mi sento in diritto (anche se, sto diritto chi ce l’ha dato???) di inviare la mia sensazione a voi via etere.

Aiutatemi, internauti là fuori.

Per voi scrittori, come fate a sopravvivere al momento ansia da risultato???

Per voi lettori, c’è un tipo di articolo che vi intriga di più, quando si parla di libri?

 

Scusate l’articolo un po’ senza senso, ma oggi va così.

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My Book is Coming!!!!

book

Ebbene, breve storia FELICE (pe’ ‘na volta che non siamo in mood Mai ‘na Gioia!). Auto, sono in colonna (come sempre), telefono (aia, lo so, lo so, ma nell’attesa sbircio le notifiche).
Scorgo queste parole, in grassetto: HAI SUPERATO LA SELEZIONE!
What che cossss? Mi calmo e una volta a casa, apro per bene la mail per capire che:
Il mio bambino londinese, il libro che ho scritto nei due mesi precisi di Londra, VERRà PUBBLICATO!!!!!!
Ce l’abbiamo fatta!!!!!!!!
A breve arriverò con info dettagliate sull’acquisto (al momento non ho ancora nulla) ma inizio ad anticiparvi che avrò bisogno di tutto ma proprio tutto l’aiuto di questo mondo (quindi iniziate a chiedere la mancetta alla nonna per mettere via i soldini!).
Io intanto torno al mio pacchetto di patatine finito per l’ansia, a piangere a momenti alterni, al mio file adorato che non sarà più solo un file, ma questa cosa era troppo bella per non essere condivisa.
STAY TUNED!!!!

#Sharingbooks – La week dell’Amore!

sharing

Ebbene, quando la mia amica Feliscia de il blog Il Lettore Curioso mi chiama a raccolta per un hashtag, non posso non accettare!

Questa bella iniziativa, #Sharingbooks,  è nata dal blog Vuoi conoscere un casino? e ha come scopo quello della promozione e della diffusione dei libri attraverso i social.

Per tutto il mese, avremo un tema a settimana (io che sono anarchica, invece del lunedì pubblicherò le mie scelte il giovedì. Abbiate pazienza, lo sapete che qualcosa lo devo sempre cambiare!).

Per la descrizione dell’hashtag, fatta in modo più serio, vi rimando qui

Eccovi i temi:

Week 1: Amore (all meaning possible, platonico, romantico, filiale ecc…)

Week 2: Fantasia (l’immaginazione pura, il fantasy, l’immaginifico. Insomma, tutto ciò che non è, grazie al cielo, reale)

Week 3: Felicità (parliamo di progetti andati a buon fine, di quei libri che ti fanno chiudere l’ultima pagina con un sospiro di gioia)

Week 4: Coraggio (eroi ed eroine, io preferisco quelli di tutti i giorni, ma anche Batman va benissimo…)

Bando alla ciance, dunque, e procediamo con i tre Libri da me scelti per il tema super cuoricioso di questa settimana.

  • How Much the Heart Can Hold, autori vari

 

how much the heart can hold (2)

Libricino acquistato nella mia Londra, in una libreria purtroppo in svendita. Ma che bella è, la copertina? Si tratta di sette racconti, ognuno che affronta con il personale tocco dell’autore diverse sfaccettature dell’Amore.

Qui la recensione pubblicata sul mio secondo blog, quello tutto sui libri, Little K Library

  • Le mamme ribelli non hanno paura, Giada Sundas

le mamme ribelli non hanno paura

Esiste un Amore più grande di quello di una mamma? No, ragazzi.

Questo romanzo autobiografico, divertente e fuori dagli schemi, racconta le gioie (ma, molto molto molto più i dolori) dell’essere mamma.

Recensione, sempre qui

 

Dovrei finire con il terzo libro, e qui sarebbe perfetto il mio bambino inglese, che purtroppo è in dirittura d’arrivo e quindi non ancora pronto. Mi tengo il posticino dell’hashtag, ci state (tanto, anche se non ci state… lo sapete già)?

Concludo, oltre che con i ringraziamenti ufficiali a tutti i Blog coinvolti (e con le scuse per non aver seguito proprio proprio proprio alla lettera le indicazioni, ma alla mia età si diventa camurruse, gergo tecnico palermitano per rompicoglioni), con le mie nomine:

 

Vi aspetto giovedì prossimo con i prossimi libri, per la Week sulla Fantasia!

L’angoscia d’aver finito un libro.

Scrivere un libro, in fondo, non è difficilissimo. L’uomo inventa e si nutre di storie dalla sua nascita, basti pensare a come il cielo sia pieno zeppo di mostri, eroi e principesse dimenticate.

Ognuno di noi può avere una storia in testa, e magari riesce anche a scriverla.

Il difficile viene dopo.

Per me, coincide con un senso di angoscia mica da ridere.

Ebbene sì, ops I did it again.

Il mio bambino inglese è pronto. Due revisioni, tre ri-scritture dell’epilogo (la prima troppo corta, la seconda troppo incasinata, la terza forse potremmo anche esserci). Due mesi per scriverlo, ottobre-dicembre, e tre per rivederlo con calma, lasciandogli quel mese di lievitazione, di incubazione, di “distanza” da parte dell’autore.

E adesso?

Non vorrei sminuire l’opinione del mio Love, l’unico che l’ha letto perché necessitavo di un parere maschile, ma se non dovesse piacere?

Se non dovessi raggiungere l’obiettivo prefissato e fossi costretta a vedere il mio povero bimbo naufragare in un mare di mestizia?

 

Vogliamo parlare delle domande delle persone a te vicine?

-Di cosa parla?

-è una storia d’amore

-davvero?! (chi mi conosce si chiede, tu? Really?)

-sì, davvero, è uscito e basta. Ambientato a Londra, l’ho scritto lì.

-Ah, figo

 

Questo è difficile, dell’essere scrittori. Venire a patti con quanto si è fatto, gestire le aspettative, capire bene come muoversi.

Io, prima di inviarlo e nell’attesa di darvi altre news (che spero arrivino presto) mi godo il mio momento di angoscia.

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On writing, with a cat.

 

L’albero di mimosa.

Nel nostro paese c’era un parco. Per me, bimba di cinque o sei anni, era un parco immenso. Era segnato da tante siepi, passaggi impervi che portavano a panchine isolate, a giochi sgangherati. Ti ci potevi nascondere, in quel parco, e giocare a scappare dai tuoi fratelli o dai tuoi compagni. In fondo al parco, dove le siepi si interrompevano infine, c’era un piccolo edificio con l’insegna in ferro battuto. Un edicola? Un qualche bigliettaio? Non ne ho idea, non me lo ricordo più. La mia immaginazione lo ha reso un posto magico, che vendeva caramelle, un antro nascosto pronto a dispensare meraviglie a chi era così ardito da cercarle.

Accanto al caramellaio, un albero di mimosa. Vediamo sempre i mazzetti gialli avvolti in sacchetti di plastica con nastrini melensi. Non pensiamo mai all’albero, al fatto che sia alto, maestoso, con i rami folti.

A molti il profumo delle mimose non piace, è talmente forte da causare il mal di testa. Io lo adoro. Perché mi ricorda quando correvo in quel parco, ancora a casa mia. Quando tutto era grande e immenso e spettacolare.

Mi ricorda che quando ci andavamo a giocare e sentivi quel profumo pungente, era quasi primavera.

Sette cose su di me part 7. La cosa che adoro fare.

Siamo all’ultima tappa di quello che spero sia stato un breve viaggio nella mia personalità, o almeno in alcuni degli aspetti che la compongono.

Manca un ultimo tassello, l’ultimo orcrux di Voldemort.

E qui non è del tutto sbagliato parlare di Orcrux perchè la mia occupazione preferita è un qualcosa che l’anima te la leva.

7 LA COSA CHE ADORO FARE DI PIù AL MONDO

Ovviamente, parliamo di scrivere.

Il mio primissimo racconto, forse l’avrò anche già detto in qualche altra sede (non mi ricordo), l’ho scritto in terza elementare su un quadernetto verde con sopra l’immagine di un tubetto di tempera rossa. Era un racconto dell’orrore (nooo, davvero?) su Dracula. Cioè, io in terza elementare scrivevo i racconti su Dracula…

Detto questo, inventare storie è la mia occupazione principale. Il mio cervello è costantemente intasato da personaggi fittizi e dalle loro vicende. Ogni tanto questi personaggi prendono vita sulla carta, ogni tanto no.

Comunque, sui fogli ci finisce sempre qualcosa. Che siano tre righe che non portano da nessuna parte (di cui mi scordo pure, salvo poi ritrovarle a distanza di anni e chiedermi… ma questo che è?). Oppure che siano storie che pian piano prendono forza, come una valanga, e a quel punto non puoi far altro che assecondarle (come la storia scritta a Londra, dove in due mesi è nato un romanzo).

Ho iniziato con l’horror (Immortal parla di vampiri e di streghe, of course), per poi toccare il noir in alcuni racconti e approdare adesso alla narrativa generale.

Ci sono racconti che non ho mai finito, che forse finirò o forse no. Altri che non vedranno mai la luce perchè debolini e altri che non vedo l’ora di far leggere.

 

Vi ringrazio per aver fatto con me questo mini viaggio introspettivo, spero vi sia piaciuto (a me sì, devo essere sincera!).

Purtroppo però, il mio compleanno è terminato. Adesso mi attende altro.

 

 

Sette cose su di me part 6. Il posto che amo di più.

Devo dire che scrivere questo piccolo scorcio di me mi mette non poca tristezza. Pensare a questo posto, adesso, mi causa una nostalgia incredibile.

Chiaramente il posto in questione lo conoscete tutti, a maggior ragione chi ha seguito le mie folli avventure autunnali nella città del mio cuore. Londra.

é ovvio che non c’è parte di Londra che io non ami (tranne Oxford Street, dove anche solo il pensiero di camminarci quattro secondi mi fa venire mal di testa). Ci sono tantissimi posti dove ho lasciato un pezzetto della mia anima e che potrebbero vincere questo scettro.

Lo assegno però al posto che più di tutti mi tranquillizza, quel posto di Londra che mi regala sempre qualcosa di nuovo, nuove sensazioni, nuove piccole scoperte.

5 IL POSTO CHE AMO DI PIù

Il quartiere di Camden ha per me un valore terapeutico. Quando sono stata colta dalla mestizia, mi sono rifugiata lì, a bere un tè da Miss Poppy (con un cupcake al caramello salato). Lo so che è estremamente turistico, però quel mix di etnie, di colori, di profumi nella parte food, mi stupisce tutte le volte. Camminerei a Camden per ore e scoprirei sempre un angolo che la volta precedente mi era sfuggito, come un triangolino colorato di un caleidoscopio a cui inizialmente non avevi fatto caso.

Imprescindibile per chiunque visiti la città.

 

Siamo quasi alla fine di questa settimana auto-conoscitiva, manca l’ultimo pezzo.