Ottobre.

Credo che ottobre mi porti bene.
Arriva il freddo, arriva l’Autunno. Spero che dopo una barcata di No arrivi qualche Sì.
Con una tazzina di caffè fumante, amiche ritrovate e quelle mai andate. Con progetti nuovi a lunghissimo termine.
Con un paio di possibilità da sfruttare. Con l’impegno da trovare.

Ottobre.

Ecco nato il mio libro: Immortal!!!

Il momento è arrivato.
Finalmente, dopo lunghi mesi di attesa… dopo gioia, sofferenza, momenti di euforia seguiti dal buio più totale…. è venuto alla luce il mio libro.
Immortal è stato scritto in sette anni, iniziato e arrivato a oltre la metà nel 2007 e finito nel 2014, quando era giunta l’ora di portarlo a compimento.
Sono terribilmente orgogliosa, terribilmente terrorizzata, terribilmente sopraffatta da tutto questo.

Ecco, il mio adorato bambino di carta:

immortal_copertina

QUARTA DI COPERTINA

Firenze, dicembre 1999.
Due giovani amanti immortali, Sally e William, trascorrono le loro notti a caccia di vittime ignare e i pomeriggi tra shopping e passeggiate lungo l’Arno. A interrompere una serena e appagante routine arriva la convocazione dell’anziano Cesar, capo della congrega dei vampiri. Al raduno, a cui convergono molte creature della notte, egli spiega che è necessaria una trasferta a New York per combattere compatti contro la setta delle Streghe Arcane, acerrime e pericolose nemiche dei vampiri. Le Arcane, secondo un rapporto ritenuto affidabile, hanno trovato un antico manufatto capace di rivelarsi un’arma micidiale.
Poco convinti della situazione Sally e William vorrebbero rifiutarsi di andare ma le leggi della congregazione non ammettono disubbidienza a un Anziano. Pertanto, dopo pochi giorni fervono i preparativi per la partenza.
Sally, tuttavia, è turbata da confusi ricordi di un passato che non riesce ad afferrare completamente.
Ricordi che William ha sì cancellato nel momento in cui l’ha trasformata quasi duecento anni prima combattendo per lei contro tre giovani streghe, ricordi però che nonostante tutto cercano di riemergere dalle nebbie della memoria di Sally.

Che dire… Se il genere vi piace, se il genere non vi piace e volete solo denigrarlo, se non avete niente da fare… Compratevelo, e aiutate una povera piccola fiammiferaia che niente ha se non il suo libro.

Link: Immortal-Giovane Holden Editore

Immortal- IBS

Cose che non ho mai avuto.

Pranzo. Non so perché penso alla frase Hic sunt leones. Questo mi fa pensare agli zainetti Hic Sunt Leones, quei monospalla carinissimi che avevano la metà dei miei compagni delle superiori che costavano un occhio della testa. Questo ancora mi fa pensare a sua volta a tutte le cose che non ho mai avuto (classico giro mentale).

Non ho mai avuto:

-Iphone, Ipod, Ipad, Istocazzo. Zero. Unicamente Nokia e per sentire la musica un MP3 bianco con vaga forma fallica. Il suddetto MP3 funziona ancora una meraviglia come chiavetta usb e mi fa sentire le canzoni in auto.

-Scarpe della Nike. A me avevano preso delle finte Nike, dove avevo scritto frasi dei Muse.

-Pasqualone and Co. Ho scoperto tanti anni dopo che sono pieni di fuffa e che i miei hanno risparmiato un sacco di soldi.

-Una cameretta tutta mia. Top delle cose che non ho mai avuto, durante la giovinezza ho condiviso con mio fratello un pezzo di salotto (e intanto io guardavo la tivù fino a tardi tiè), e adesso invece divido la camera signorile con il tipo che mi gira per casa in pantaloncini.

Tutto questo trip mentale, fatto nei pochi minuti che mi separavano dall’addentare il pranzo, mi ha fatto invece considerare quello che ho avuto.

-Torta con Vegeta e Bulma per i miei undici anni.

-Biglietto di benvenuto all’aeroporto da parte dei miei amici con scritto: “Imperatrice di Napolinopoli”.

-Un rapimento per essere portata a ubriacarmi a Bologna.

-Un braccialetto di Tiffany.

E tutto questo mi ha fatto essere un po’ più felice.

Corri e non pensare.

Oggi ho sentito l’istinto irrefrenabile di andare a correre. Per concentrarmi per un quarto d’ora sui miei polmoni, sulle gambe, sulla musica che però faceva schifo. Mi serve una playlist. Per non pensare all’ufficio, ai contentini per farti sentire meno pesante lo sbattimento. Per non pensare all’editor che non risponde, ai concorsi che non sai come sono andati, per non pensare a giugno, alla nipote che sta arrivando e ai casini della tua famiglia. Per non pensare che hai paura di non essere più capace di vivere nel presente, o sempre nel passato o sempre nel futuro. Per non pensare che hai paura di crescere, che hai paura che si diventi due universi paralleli le cui strade non si incrociano più.

Per pensare solo alla strada, al fatto che non respiro, al fatto che mi doppia chiunque nonostante la competitività che ho in testa.

Basta. Calmati per un attimo. Inizia il tuo nuovo progetto occupaspazioepensieri. Prendi uno dei personaggi buoni che hai nella scatolina e dagli voce, invece di pensare solo a quelli vecchi.

Che tanto sono lì. E ti mancano. Lo so. E sei preoccupata per loro. So anche quello.

Ma questi monologhi che fai in macchina iniziano a stufare perfino lo Stitch appeso allo specchietto retrovisore, che pure prova a sorriderti.

Cambia musica.

Esercizio di scrittura Sveglia Ispirazione fai da me

Settimana scorsa ero in un’impasse. Cercavo a più riprese l’attacco di una storia che volevo scrivere, e non lo trovavo. Mettevo giù un paio di parole e mi sembravano scontate, scritte male… e -cosa più grave – non mi davano la voglia di mettere altre parole dietro alle prime.

L’incipit l’ho scritto due volte, niente.

Così, alle 23.30, ho deciso di scrivere qualsiasi parola mi passasse per la testa su un foglio dell’agenda (rigorosamente, no PC). Lascia libera la testa, falla correre un po’.

Queste, le parole uscite a me:

Tulla, tulipani, Ella, girasoli, mare, onde, sirene, regina, cioccolato, Parigi, donne, uomini, diners, cafè, Johnny, margherite, stanze vuote, stanze piene, luci, buio, divani, penombra, armadio, casa blu, casa sbieca, rete, nave, auto, cd nella notte, rose, solitudine, pancakes, indiani, riserva, reflex, bosco, laguna, palude, matto, cacciatori, fratelli, senape, neonati, abiti rosa, primogenito, porta fortuna smarrito, amici dimenticati, diari, romanzi, vampiri, scarlatto, paura, desideri, zucchero filato, roulotte, pendagli, magia, incantesimi, dea, papaveri, pastry, gaga, gatti, lupo, illustratrice, amore finito, Munch, Van Gogh, dipingere, fiori, deserto, O’ Keaffe, consolazione, Londra, solitudine, baldacchino, principessa, amazzone, papaveri, piume, playlist.

Arrivata a cd nella notte la storia che avevo in testa si era stiracchiata, alzata e aveva iniziato a camminare. L’incipit finalmente è uscito, adesso vediamo se arriva il resto.

Nella lista due parole si ripetono…. Solitudine e papaveri.

E a me manca di nuovo Scarlett.

Mancanze.

In questo periodo ho un sacco di mancanze.

Mi manca il mare, la Sicilia, le panelle e la pasta al sugo di mia nonna. Mi manca il caldo, l’estate, la stanchezza sudaticcia di quando ho lavorato in pasticceria. Mi mancano le fette biscottate con marmellata e burro mangiate con mia cugina parlando della tesi di maturità. Mi mancano le scuole medie e l’assolutezza dei sentimenti della prima adolescenza. Mi mancano le patatine fritte dell’oratorio al venerdì a CRE. Mi manca il mio portafortuna di Spike. Mi mancano le mattine di Natale, i giri in piscina, la Punto di mio padre che ci ha portato da Bottanuco a Roma e da Roma a Palermo.

Mi mancano anche soldi, voglia di lavorare, faccia tosta. Mi manca la pazienza di stare con certe persone. Mi manca un po’ di buona educazione e di sano paraculismo.

E, negli ultimi giorni, mi manca anche l’ispirazione.

Vecchi Diari.

Mi sono svegliata questa mattina con il tarlo di andarmi a rileggere i miei vecchi diari, a partire da quello delle scuole medie.

Uno dei miei quadrotti dell’Ikea è pieno zeppo delle mie Smemo, di agende e agendine, e dei miei diari personali. Ne ho una marea.

Di diari personali invece, dall’ultimo anno di elementari a oggi: 4.

Primo. Rosa. Con dentro immagini dei telefilm Beverly Hills e Sabrina Vita da Strega. Ci facevo anche i disegnini.

Secondo. Argento. Dalle medie al primo anno di superiori. L’ho riletto questa mattina. Assurdo come gli adolescenti siano volubili. Pagina Tre: La odio! Pagina Cinque: Siamo tornate migliori amiche, che gioia. Ci attaccavo di tutto: sacchetti di popcorn del cinema, biglietti e bigliettini, carte di caramelle. Le prime pagine non si leggono più, peccato. E poi, i che scritti ke…. brividi per quello che sono adesso.

Terzo. Di Anne Geddes, color crema. Tutta la durata delle superiori. Quelle pagine hanno visto i miei primi amori, la fine dei primi amori. Tutta la mia evoluzione da adolescente che scrive “ke figo, 4 ever” a giovane donna che inizia a capire come gira il mondo.

4. Nero con disegni argento. Dalla fine delle superiori ad oggi. Contiene un matrimonio, figliamenti, patenti, lavoro, disgrazie amorose (più si va avanti con il tempo e più l’amore invece di ferire squarcia). Tanta insofferenza. Tanta tristezza. Tanta paura di non sapere dove cazzo si va. Ma almeno oggi una cosa bella gliel’ho scritta. A James, il mio diario, lo dovevo proprio.

Così, in quelle righe, ritrovo quella che ero, quella che non sono, quella che sarei diventata.