Is it worth?

Lo so, sto facendo un appello al nulla. E non ho nemmeno voglia di lasciarmi andare ai vittimismi della serie “tanto non interessa a nessuno”. Non ho quattro anni, nessuno di noi ha quattro anni, e siamo tutti adulti. La verità è che mi sono rotta i coglioni. Mi sono davvero rotta i coglioni di starmene in equilibrio, mentre con la testa penso di volare e invece ho ancora ai piedi le scarpe di piombo, come la bimba speciale di Riggs che se non la legavi con lo spago ti scappava via. Il bello di immaginare è quella safety zone, quel vedo non vedo del reale. “Una cosa non vera è meno reale?”. Mi sono sempre detta di no, che quello che immagino è vero quanto il risotto che ho mangiato questa sera. Vero quanto il portone verde chiuso (e non in senso metaforico), con me fuori, con la mia valigia (verde, anche la valigia. Devo iniziare a credere che il verde mi porti sfiga? Cazzo, è verde anche la camera questa sera! No, fanculo, io la mia valigia verde la adoro e non la cambio). Vero quanto la voce senza voce al telefono (e questo non è da adulta, nossignora), vero quanto la cena al tavolo più in disparte perché tu non fai parte di quella elite scelta di donne che quando piange è figa. No. Io, che sono figa di base, quando piango mi sfascio. Io a questo punto mi sfilo le scarpe e salto. Se poi sarò davvero in grado di volare, nel caso fossi anche io una bambina speciale, molto bene. Nel caso mi dovessi sfracellare, tant’è. Tanto non importa a nessuno, no? Ma noi non abbiamo quattro anni.

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Book Reflections: Va’, metti una sentinella. #1

“Al di là di tutte le piume di struzzo, ogni donna nata su questa terra vuole un uomo forte che la conosca come un libro, che non sia soltanto il suo innamorato, ma colui che protegge Israele. Stupido, no?”

“Vuole un padre invece di un marito, allora.”

“Tutto sommato, sì” disse lei.

 

Siamo d’accordo, con questa affermazione? Siamo ancora e nonostante tutto bambine alla ricerca del papà (o bambini alla ricerca della mamma?).

Io, oggi, non riesco a decidere.

 

 

Perfette.

Io non voglio che voi siate perfette. Non è per questo che vi sto istruendo. Voglio che abbiate la forza di lottare, di trovare la vostra strada, come io ho trovato la mia.

 

 

E s non ne sarò in grado? Se finirò come tutte le altre? Chiesi.

 

Impossibile. Tu sei una guerriera. Fai parte della mia stessa tribù.

La casa della Vecchia.

La casa della Vecchia era l’ultima, sulla strada scoscesa che portava al mare. D’estate i bambini facevano a gara a chi arrivava prima in fondo, mentre sfrecciavano con la bici senza tenere i piedi sui pedali. Alla Vecchia non davano troppo fastidio. Le femmine del resto sarebbero passate da lei, prima o poi.

Le mura della casa erano spesse, in muratura non rifinita. Dentro si creava quel freddo sacrale delle chiese, delle grotte e dei luoghi mistici.

Tante le donne passate da lei. A tutte, comunque, insegnava a farsi le trecce alla vichinga. Era convinta che fossimo in guerra. Non lo capivo. Adesso invece sì.

Una lotta feroce e continua. Contro il mondo, contro i nostri uomini e contro i nostri figli. Contro noi stesse nelle battaglie più atroci, quelle che lasciano le ferite peggiori.

Ci siamo riviste al molo, dopo che ci eri passata anche tu. La treccia sul lato del capo, io a destra tu a sinistra, ne era la prova.

“Tu cosa devi fare?”

“Non lo so. Tu?”

“Nemmeno io.”

Io guardavo il faro, tu la prima stella della sera.

 

 

Se sapessi.

Se sapessi, Luna, che sono sola anche io, come te. Se tu lo sapessi, forse mi ascolteresti, forse ascolteresti tutte noi.

Se sapessi che ci sentiamo, come te, piene, poi vuote. Che a volte di noi non resta che una falce.

Ci insegni che tutto è ciclico. Ce ne proviamo a ricordare mentre ci teniamo per mano. Il mio respiro è quello delle mie sorelle.

Preghiamo.

 

Il Faro

La strada per raggiungere il faro è impervia. Mangiata dai rovi di mare, bassi e robusti, con i rami seccati dal sole taglienti come rasoi.

La affronto sola, a piedi scalzi, in un rito di iniziazione che forse nessun altro ha mai fatto.

Alla mia sinistra, il mare sciaborda. Non lo vedo, ammantato com’è dell’Oscurità della notte. Mi terrorizza, e mi placa, con la sua presenza.

La leggenda del Guardiano del Faro, raccontatami da una vecchia che intesseva reti da pesca, mi risuona ancora nella testa.

Una specie di genio, che realizza i tuoi sogni.

E io non so nemmeno se c’è.

il faro