Day 32 of 62. La vista più bella di Londra, il Severndroog Castle.

Ebbene, siamo al mesiversario preciso della mia permanenza londinese! Non poteva esserci modo migliore di svegliarsi che con un bel sole splendente, perfetto per quello che voglio fare oggi: andare a Greenwich al Severndroog Castle.

Mi alzo allora presto per i miei standard, che non vi dirò mai quali sono, caffè e blog al volo. Il castello chiude alle tre e io devo andare dall’altra parte della città, quindi tè caldo e Doritos in borsa e via!

Il viaggio in metro è piacevole e ottimizzando i cambi arrivo a North Greenwich in pochissimo (dove lascio un paio di pound a un signore che sta suonando Alleluja magnificamente). Il problema di Greenwich è che tutta la stazione è stata creata per essere al servizio di quel mega parco giochi che è l’O2, e non per i camminatori come me. Infatti uscire a piedi di lì è impossibile. Quando sono lì lì per gettare la spugna decido di prendere il bus. Grazie a Google Maps, capisco più o meno dove scendere.

Usciti dal casino della stazione, Greenwich è bellissimo. Tutto verde e non sembra nemmeno di stare a Londra.

Il posto che voglio visitare oggi è il Severndroog Castle. Uno degli ultimi castelli in città costruiti unicamente a scopo ludico-dimostrativo. In pratica, non ci abitava nessuno e ci andavano a bere il .

Il castello, che era in rovina, è stato riportato al suo splendore solo tre anni fa, grazie al duro lavoro dei volontari che lo gestiscono anche oggi.

Dopo una breve passeggiata nel bosco circostante, arrivo al castello. Non so cosa ci sia nell’aria, ma tutti e dico tutti sono gentilissimi! Salgo praticamente sola sulla torre, dove mi accoglie Maria, una volontaria. Con lei mi perdo a scrutare l’orizzonte, sgombro di nuvole. Che dire? Non ho parole. La vista è incredibile e fruibile anche per me che ho paura dell’altezza. Sarà stata la solidità della struttura o il fatto che non fosse altissimo, in realtà, ma alto su un’altura, o forse avere gli alberi intorno. Insomma, sarei stata lì tutto il giorno senza fare una grinza! E la vista è davvero la più bella di Londra. Si vede tutto, lo Shard, la City, il London Eye (la volontaria mi ha detto che era strano vedere un turista che riconosceva così tanti edifici!), Canary Warf. Spettacolare e quasi gratuito, solo tre sterline. Ne vale assolutamente la pena e per chi non ha tutto il tempo da buttare come me magari da accoppiare alla visita al Meridiano.

Scendo al primo piano e visto che non ho pranzato mi prendo una bella tazza di te con una fetta gigatronica di torta. Nel mentre, un signore very british attacca bottone. Gentilissimo, mi chiede se sono latina (mai una volta che ci azzecchino), poi mi dice che se mi serve può darmi uno strappo in stazione. Io, che ho in mente la voce di mia madre che urla in palermitano, rifiuto gentilmente nonostante sembri davvero la persona per bene per eccellenza.

Me ne vado quando ormai sto congelando. In stazione, mi prende un senso di stanchezza cosmica, probabilmente dovuto al passaggio tra freddo-caldo.

Scendo a Wood Green cercando un carica batteria per Fosca, che non trovo, infine casa.

Un bel piatto di pasta e poi mi guardo Zumbo con Charlotte, fino alla finale. Adesso dobbiamo trovare un altro show! Dammit!

Day 32, accomplished.

 

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Day 31 of 62. Il Tate Britain.

Sveglia al solito orario tardo, poi colazione condita da tante cose per il blog. Charlotte alla fine non aveva niente, voleva solo andare a letto presto, cosa che non ha comunque fatto (come al suo solito), anzi si è svegliata più scema del solito. Giusto per farvi capire il mood, cantava “Il mondo è mio” di Aladin in italiano, con le uniche parole in italiano che sa quindi grazie, prego, buongiorno, arrivederci… No, non ce la potevo fare!

Lei esce per andare a guardare due case, ancora non ci credo che questa casa la lasceremo entrambe!, io doccia e poi esco. Tardissimo, come al solito.

Sono diretta al Tate Britain, la sezione solo per artisti inglesi dal Tate. In quattro visite londinesi non l’avevo mai visto. Ebbene, male, malissimo, perché questo Tate salta ai vertici dei miei musei preferiti. Prima di tutto, l’architettura. Wow! Assomiglia a un enorme tempio greco, con una scala a chiocciola che collega i due piani e una cupola maestosa che la sovrasta. Poi, ho scoperto tipo trenta dipinti che sono balzati in cima alle mie classifiche personali tutti nella sala Harry and Carol Djanogly Gallery. In testa ai dipinti in questione Proserpina di Rossetti, Ophelia (super famous), Carnation, Lily, Lily Rose e The Lady of Shallott. Tant’è che la galleria di Turner, in confronto a questi dipinti, non mi fa impazzire neanche morta.

Anche tutta la parte fotografica, sulle minoranze nere a Londra negli anni 70-80 merita moltissimo.

Altro punto a favore del museo, il bellissimo shop. Maledetti. Ventidue pound blown in the wind.

Quando esco purtroppo è tardi e io devo spicciarmi ad andare al corso. Faccio giusto in tempo per una tappa da Costa per un mega cappuccino prima di andare al Free Word centre. Anche oggi lezione molto interessante, un sacco di spunti e di esercizi, anche se continuo a non capire perché invece di sette siamo solo in tre.

Comunque, telefonata con Andrea mentre torno a casa e poi Zumbo con Charlotte, mentre chiacchieriamo degli affari nostri.

Infine nanna.

Day 31 (il giro di boa!), done.

 

Day 30 of 62. The Viktor Wynd Museum of Curiosities.

Ebbene, passare due giorni di fila ad arrovellarmi in merito a temi inutili non mi fa bene, quindi oggi mi armo di santa pazienza e decido di rendermi attiva.

Il mio modo di reagire a questa ondata di Ennuì è andare nel posto più dannatamente strano e incredibile di tutta Londra (scusate, ho saltato la mia volpina che dorme in giardino, cosa che mi ha messo subito di buon umore).

Il signor Victor Wynd, un artista pazzo-visionario-che fa installazioni e performances con un sacco di gente, ha praticamente creato un piccolo museo delle stranezze.

Stranezze, avete detto? Nessun essere umano meglio di me ama le stranezze (mi ricordo quando a quindici anni mia zia cercava un regalo per me e entrava nei negozi chiedendo qualcosa di “conturbante“. E avevo quindici anni) e quindi questo è il mio posto. Il museo si trova al di sotto del pub, The Last Tuesday Society, come se già non bastasse l’atmosfera da film di Tim Burton del pub. Entro e mi trovo sopraffatta da teste di animali, scheletri, vetrine con la mostra di alcuni oggetti del Museo della Magia e Stregoneria prestati dalla sede in Cornovaglia (c’era una Trinacria, devo andare a capire cosa cazz c’entrasse!). Il tutto condito da Rockabilly (quando è partita la canzone Tequila avrei voluto disperatamente un ballerino!) e dal barista più educato della storia.

Mi avventuro da sola nel museo, io che sono una gradassa, scendendo la scala a chiocciola e mi dico subito: ma dove cazzo mi sono cacciata? Il posto è pieno di teche con cose assurde, insetti, roba zozza, oggetti incantati. Insomma, il posto perfetto per me (salvo poi continuare a guardare alle mia spalle che l’uomo impiccato non si muovesse). Tre le altre memorabilia, la pupù di Kylie Minogue (yep), un leone impagliato e… la testa dorata di uno degli ippopotami di Pablo Escobar. Ve la immaginate la mia faccia da fan girl? Per spiegarla a chi non ha ancora visto Narcos (come fate a stare al mondo?), il buon Pablo ha avuto la brillante idea di farsi mandare quattro ippopotami nella sua enorme tenuta in Colombia. Così, giusto per far vedere agli altri che lui c’aveva più money di tutti. Ebbene, uno dei quattro ippopotami è morto per il tragitto e Pablo per onorarlo ha fatto placcare il suo cranio d’oro e ce l’aveva in ufficio. Una cosuccia carina. Ah, i tre ippopotami restanti si sono trovati così bene da proliferare e adesso la Colombia è l’unico stato fuori dall’Africa ad avere degli ippopotami non in cattività.

Finito il mio giro in questo mondo parallelo, mi dirigo dal già citato Ziferblat per un’ora abbondante di scrittura prima di andare al corso, dove ottengo il mio primo piccolo successo: tutti ridono (non perché fa pena) quando scrivo un pezzo e l’insegnante non ha le sue solite observations! Urrà!

Esco tutta contenta, ancora di più per il fatto che mio fratello mi ha mandato due audio di mia nipote che mi chiama e mi saluta.

Il mio cervello di gallina però mi ha fatto commettere un errore imperdonabile, ho dimenticato Fosca a lezione! Fosca per chi non lo sapesse è la mia macchina fotografica. Torno indietro tutta trafelata e terrorizzata, ma il mio insegnante buon anima l’ha lasciata in reception.

Recupero la piccola Fosca e torno a casa. Charlotte è chiusa in camera e non appare. Strano, le chiederò domani se va tutto bene.

Mi guardo Zumbo e poi nanna.

Day 30 accomplished.

 

Day 29 of 62. Il criceto nella ruota.

Mi sveglio ancora tardi, ancora ammantata di quel simpatico senso di Ennuì. Colazione con latte e caffè nella tazza volposa, ciarle con Charlotte, doccia e telefonata con mia sorella durante la quale scopro che mio cugino Andrea non mi vuole più bene e non verrà mai più al pub Binario 9 e 3/4 con me. Quando una giornata iniziata bene continua meglio!

Alla fine, tra una perdita di tempo infondata e l’altra, esco senza meta. L’unica soluzione che mi ritrovo, con in cuffia gli Shinedown a ripetizione manco fossi una ragazzina Emo, è camminare. Cammino al freddo e al gelo per quasi due ore. A un certo punto mi perdo, quasi. Mi sono spinta molto più in là delle ultime volte e sono senza punti di riferimento. Google Maps stremato quasi mi abbandona. Mi salva una fermata della metro, sulla Victoria, che scopro essere solo una fermata di distanza da King’s Cross. Morale della favola ho coperto quasi sette fermate di metro da casa mia.

Arrivo a King’s Cross diretta allo Starbucks in Caledonian Road, che è grande e caldo. Certo, peccato che fino a ieri fosse funzionante e da oggi è chiuso per lavori! Decretando la mia sfiga cosmica cerco un altro Starbucks, l’unica cosa che potrebbe salvarmi è la mia cioccolata al fudge. Ma no, sono tutti pieni e io voglio anche sedermi. Inizio a sentirmi come il criceto che gira gira gira e non ottiene un cazzo. Esausta arrivo alla stazione di Euston Square. Trovo posto in una catena che si chiama Ritazza. La loro cioccolata non è nemmeno lontanamente all’altezza di quella di Stirby ma tant’è. Non mi è mai piaciuto il detto chi si accontenta gode, perché è una cazzata, quindi diciamo che opto per piuttosto che niente, meglio piuttosto.

Grazie al cielo ho avuto il buon senso di lasciare il pc a casa, quindi scrivo tre paginette sul diario zanardiano. Almeno i miei protagonisti sono contenti in questo momento e si stanno divertendo.

Verso le sette, affamata e stanca, salto in metro. Mi cucino un bel pollo e patate e poi passo la serata con Charlotte a guardare RuPaul Grag Queen Race. Insomma, programmi impegnati per innalzare il livello culturale dei nostri neuroni.

Mi addormento con la promessa di utilizzare meglio le mie giornate. Quanto sarà così, è da scoprire.

Day 29, thankfully gone.

 

 

Day 28 of 62. The Harry Potter Exibition.

Mi sveglio tardissimo, sepolta sotto il piumone, in contrasto col sole che prova a buttarmi giù dal letto. A me non me ne frega niente e resto al sicuro al caldo finché davvero non si fa decisamente troppo tardi e io oggi ho un appuntamento che non posso perdere: visitare la mostra A History of Magic alla British Library.

Dopo i miei compiti, il pranzo e aver speso ben 1 pound per stampare il biglietto per la mostra mi dirigo alla British, dove la mostra di Harry Potter continua  a fare sold out. Infatti, è pieno, e devo spesso mettermi in fila per ammirare tutte le teche.

La mostra è composta nell’approfondimento delle materie studiate ad Hogwarts con riferimenti storici ad ognuna di esse. Così ci immergiamo dentro il mondo delle Pozioni (in una teca un vero bezoar, nella sua capsula oro), dell’Alchimia (presente alla mostra una pergamena di almeno seicento anni con le istruzioni su come ottenere la pietra filosofale), di Incantesimi (e vediamo la scopa di una vera strega!). Il tutto alternato a bozzetti, disegni, mappe, schemi su carta straccia della Rowling stessa sul mondo da lei creato.

Quasi commuovente per me il foglietto che ha decretato la svolta della vita della Rowling. Il commento della giovane figlia di un editor della Bloomsbury, a cui il padre aveva passato il manoscritto per leggerlo e vedere cosa ne pensasse. Il suo “questo libro è il libro migliore che possa leggere un bambino di nove anni”, scritto con la grafia sbilenca di una bimba ha segnato non solo il salto della vita dell’autrice ma anche il nostro, di tutti i Potterhead in giro per il mondo.

Bellissime le illustrazioni di Jim Kay (l’illustratore della Bloomsbury) sugli insegnanti e su Harry.

Per gli amanti della saga imperdibile ma prenotate on line e in anticipo: il sold out è costante.

Finita la mostra mi accomodo in uno dei tavolini e passo ancora un paio d’ore a scrivere. Devo darmi una calmata, sono a buon punto e non voglio finire troppo presto (assurdo, per Immortal ci ho messo sette anni, qui sono a metà romanzo in un mese).

A casa ceno, un bel piatto di pasta, poi mi accuccio sul divano dei miracoli. Fa freddissimo, devo comprarmi una coperta da Primark.

Il mio malumore non mi abbandona, mi resta impigliato alla caviglia come le alghe malefiche quando esci dall’acqua, ma so conviverci così bene che non è un grosso problema.

Prima di letto, chiacchiere con Charlotte che mi informa che domani verranno a fare le fotografie alla casa (mi racconta il tutto condito da tanti Fuck) e poi inizio Dickens, la mia copia in inglese di Great Expectations. Mi devo sforzare a finirlo così posso visitare la sua casa con almeno un libro all’attivo.

Day 28, sorted.

 

 

 

Day 27 of 62. Bambini sperduti.

La sveglia suona presto e impietosa: Massimo oggi parte, prima di mezzogiorno, e abbiamo deciso per un giro ai giardini di Kensington per fargli salutare la statua di Peter Pan, la sua tappa obbligatoria ogni volta che visita Londra (come per me ormai è Camden).

Ci troviamo a Leicester Square e da lì raggiungiamo in pochissimo la famosissima statua. Il tempo è clemente, c’è il sole, ma fa un freddo cane. Superato e salutato Peter raggiungiamo il The Serpentine, il ristorante sulla punta del lago di Hyde Park. Lì, un fatto buffissimo. Io voglio una tazza di caffè visto che non l’ho ancora preso. Vado alla cassa. La ragazza dall’altro lato mi guarda, io la guardo. Mi sembra di conoscerla, ma è troppo strano. Lei ha la stessa impressione perché mi chiede, in inglese: “Ma io ti conosco?” e io le rispondo in italiano “Sei di Bergamo?”. Morale: era l’amica di una mia compagna delle superiori, che conoscevo anche io per vie traverse! Non ci possiamo credere alla casualità di questo incontro! Riesce solo a dirmi di passare in settimana perché la fila è davvero chilometrica.

Finito il caffè, e dopo svariati incroci sbagliati, arriviamo all’Albert Memorial. Lì devo salutare il mio amico, che non vedrò se non a Natale, tornando nella mia solitudine di bambina sperduta.

Per colmare questo vuoto non c’è niente di meglio che un’arancina, quindi mi dirigo a Portobello dove assaporare un qualcosa che sappia di casa. Giro tra le bancarelle e acquisto una tazza con la volpe, poi… British Library. Devo fare un sacco di compiti, a partire da quello per mercoledì. Scrivo per un paio d’ore finché il mio pc, non collegato alla presa perché quei tavoli  erano tutti occupati, muore.

Mi alzo diretta al primo Starbucks, dove miracolosamente trovo posto accanto a una presa. Ecco, lì il sentimento di essere una bambina sperduta si fa più forte, complice il fatto che a casa il mondo sta progredendo alla grande anche senza di me. Certo, non potevo aspettarmi che la gente stesse in attesa del mio ritorno con il cuore colmo di mestizia, ma vederselo scaraventato in faccia, per me che sono sola e ho pure un carattere di merda, fa comunque girare i coglioni.

L’unico mondo che senza di me non procede è quello che ho creato in questo mese, quindi spengo il telefono e accendo solo il pc. Scrivo altre due ore, quattro capitoli se non di più, ho perso il conto, poi con gli occhi a pezzi mi dirigo a casa.

Nonostante il casino è bello trovare Charlotte, parlare di minchiate e assistere a un miracolo: spostando uno dei cuscini del mio divano salta fuori una bottiglia di prosecco. Non è mia, Charlotte dice che non è sua… Si tratta, come dice lei, di una benedizione del divano. Mi accuccio sul mio divano portatore di vino mentre guardo Zumbo e la fabbrica dei dolci, ridendo per Charlotte che fa l’accento australiano.

Con l’encefalogramma piatto, me ne vado a letto.

Day 27, gone.

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Peter Pan Statue at Kensington Gardens

Day 26 pf 62. Fireworks!

Mi sveglio e mi metto di buona lena, con il mio bel caffè e una bella mela, per finire tutti i compiti prima che la mia solitudine venga infranta dalla visita di un amico.

Scrivo al volo la recensione per il mio Supernatural e infine esco. Mi devo incontrare con Massimo, uno dei miei amici. Si trovava ad Oxford per lavoro ed è stato così gentile da fermarsi nel fine settimana per farmi un po’ di compagnia. Di tutti i miei amici, è sicuramente il più geniale e allo stesso tempo il tuo folle. Laureato in Fisica, lavora per l’università e nonostante in vacanza in Giappone a un certo punto abbia voluto ucciderlo (ma tanto questo lo sai, no?) gli voglio un gran bene e sarà bello poter interloquire con qualcuno che conosci bene.

Ci troviamo a Bond street e partiamo per pranzo. Ci dirigiamo faticosamente verso Soho: Oxford street è presa d’assalto e impraticabile. A Soho la situazione torna vivibile e mangiamo da Belgo, catena da me già conosciuta per le cozze. Le cozze questa volta le prende lui (sono cucinate credo con gli spinaci o qualcosa di simile) mentre io mi concedo un leggerissimo fish and chips. Con calma usciamo, la nostra meta è il Waterloo bridge. Oggi è il remebrance day e, tra le altre cose, avviene anche il Lord Mayor Show. Una parata antichissima, durante la quale il nuovo sindaco eletto si recava a Buckingham per confermare la sua lealtà alla corona. Purtroppo noi la parata non riusciamo a vederla, mentre vediamo i fuochi d’artificio sul Tamigi.

Non nego che una situazione così affollata ti rimanda subito a qualche disastro, ma il dispiego di forze dell’ordine era davvero enorme. Ma io ho deciso di non vivere pensando a queste cose e di godermi il più possibile, compresi i fuochi su un ponte affollato!

Finiti i fuochi, che durano solo quindici minuti, facciamo una passeggiata sul Tamigi nella parte sud, quella del Tate (ma dalla parte inversa rispetto a quella che ho fatto l’altra volta).

Super coraggiosamente, nonostante Massimo facesse apposta per farmi innervosire dicendo che il ponte traballava, ripassiamo sul Millennium Bridge. Starbucks per scaldarci e poi ci separiamo momentaneamente. Sulla soglia di casa appare la mia coinquilina, che sta uscendo. Faccio giusto in tempo a salutarla. Poi, come vaticinato, mi ritrovo la cucina invasa, come sempre, dai suoi piatti non puliti. La cucina che brillava, di nuovo una merda. Bene ma non benissimo e con un bel respirone vado in doccia (altro particolare, la lampadina in doccia si è fulminata. Praticamente mi lavo nella semi oscurità manco fossi la moglie di Dracula).

Trovo una bella pizzeria a Soho (Pizza Pilgrim) con tante recensioni e per cena ci troviamo lì. Di nuovo, ragazzi napoletani, camerieri carini (il nostro era italiano e gentilissimo) e pure fighi. Confermiamo anche noi la qualità della pizza e passiamo una bella serata chiacchierando.

Infine casa, Charlotte non è ancora rientrata, libro e letto.

Day 26, finished.