Esercizi scrittura creativa

Spunto di scrittura: Scena di una famiglia che fa l’albero di Natale (e il mio racconto…)

Ma da quanto tempo è che non scrivo sul blog?! Tanto, troppo! Così tanto che sono cambiate una tonnellata di impostazioni e quasi non so dove mettere le mani. Perdonatemi dunque se il post non sarà bello e curato, ma credo che qui l’importante sia la sostanza.

Oggi pubblico un nuovo spunto di scrittura, che sulla mia pagina Instagram (sempre attiva e viva e vegeta, anzi dove mi sono spostata in pianta stabile) vanno sempre moltissimo.

Lo spunto per scrivere una piccola scena è: una famiglia che fa l’albero di Natale.

Potete essere autobiografici o usare i personaggi di cui state scrivendo per sondarli in scene/situazioni che non avete ancora visto. Potete scegliere un mood: quello nostalgico, quello frizzante e pieno d’amore, quello che scatena i lanci di palline, quello di un albero fatto in solitudine.

Non avete limiti, solo uno spunto iniziale.

 

Vi lascio di seguito il mio racconto, che usa un personaggio di cui sto scrivendo adesso e che è, al contempo, fortemente autobiografico.

Spero che vi piaccia e che userete questo spunto per i vostri esercizi.

So this is Christmas

Digito So this is Christmas. Sarà davvero così, o sono le mie conoscenze linguistiche plasmate sul ricordo del suono? Più o meno ci ho preso, so this is Christmas John Lennon lo dice, ma il titolo giusto è Happy Xmas, War is over. La guerra è davvero finita. Mi sporgo per guardare fuori dalla finestra, nevica ancora, tanto. Con un piede ninno la bambina nel suo ovetto. Dorme con la faccia corrucciata, come sempre. A cosa pensi di così importante, piccola mia? Non si è svegliata all’attacco della canzone. Non lo fa con gli Shinedown, perché dovrebbe con Lennon? 

L’attacco, della canzone. L’attacco… 

Clack. Frrrrrrrr. Tlomp. 

Poi silenzio, un fruscio. Come di attesa ovattata di fiocchi di neve. Poi la voce, un po’ graffiata per l’usura della cassetta, finita nel mangianastri anno dopo anno, attacca. And so this is Christmas, and what have you done, a new year is over, a new one just begun.  

L’albero finisce sul tavolino accanto al divano. È in un angolo, non svetta dalla finestra come quello della zia, che tutti lo vedono dal vialetto quanto è bello e alto. Il loro è un po’ più basso, e resta nascosto. Eppure lei lo vede ogni mattina, appena si sveglia, perché il suo lettino sta proprio lì, in salotto. È la prima cosa che vede, dal sei dicembre al sette gennaio. Si chiede ogni tanto se gli addobbi, quelli più simpatici, non si siano animati di notte, per giocare l’uno con l’altro. Ha visto da poco Toy story. 

Suo padre ha compiti ben precisi, in tutta la preparazione dell’albero. Portare dal garage le scatole impolverate, dove ha scritto in modo diligente e corretto il contenuto, poi provare le suddette luci, perché qualche folletto deve divertirsi durante l’anno a usarle, almeno una lucina si fulmina sempre e sua madre deve comprarne uno nuovo e si lamenta perché il prezzo aumenta ogni anno, mai possibile, l’anno scorso costavano cchiù picca. Papà che è il più alto di casa, anche se non è alto come il nonno, le luci le mette. Mentre le prova i bambini fanno il lavoro più noioso. Aprono bene i rami uno a uno, perché l’albero sia bello pieno e non spelacchiato. Pensa che sarebbe bello fare come in America, dove la gente si tira dietro nella neve un abete vero poi ci ripensa, al pensiero della scure che si abbatte sul tronco. Intanto Lennon ha lasciato già spazio a Rudolf, una delle sue preferite, anche se non resterà quella, con gli anni. Diventerà Have yourself a merry little Christmas. Suo fratello intanto si è già stufato. Per quanto sia bello avere l’albero, il farlo è un piacere da grandi e si scoccia in fretta. Si è messo sdraiato per terra con i piedi nudi, anche a dicembre, a giocare con lo sciatore, il suo addobbo preferito. È un pendente di legno, un piccolo sciatore è nella posa delle ginocchia piegate, lo sguardo a una discesa che lui solo vede. Il suo, di addobbo preferito, è il suo angelo. È un’angioletta piccola, con un vestito blu a brillanti e una stella rossa sul petto. Sembra più una fatina che un angelo. Gliel’ha comprato nonna quand’era piccola. Lo mette sempre alla fine, davanti, perché si veda.  

A mamma piacciono quei nastri lunghi, serpenti festosi che non fanno male che si insinuano tra i rami. Mamma si lamenta con papà che le palline sono del quindici diciotto. Tutto per mamma quando vuole qualcosa di nuovo è del quindici diciotto. Lui le dice che le palline bastano, che l’albero è pieno. Vede negli occhi della mamma il fastidio per non potersi comprare tutti gli anni addobbi nuovi, quelli più belli, più moderni. Le loro palline hanno ancora i gancetti verdi. Quando finiscono in giro per casa c’è un caos di scatole, di palline rotte da buttare, di lustrini strappati dai festoni. Papà fa il viaggio inverso, verso il garage con gli scatoloni che conterranno per un mese i soprammobili soliti, spostati per far posto ad angeli, candele, babbi natale e decorazioni con pigne d’oro. Mentre mamma passa l’aspirapolvere, svelta, gli mette Topolino e la magia del Natale. A lei piace la storia con Minnie e Topolino che vendono le loro cose per farsi il regalo. A suo fratello piace quella di Pippo e Max, suo figlio, perché Max vede Babbo Natale. 

Fuori nevica ancora, tanto. Ma loro sono tutti in casa. 

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