Recensioni Libri

Recensioni libri: Ottanta rose mezz’ora, Cristiano Cavina.

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LA GRANDIOSITà DEL FALLIMENTO

 

Ho un debole per la Marcos y Marcos, lo ammetto. Sarà la grafica, sarà che mi hanno fatto conoscere Lemebel, sarà che ogni volta che parlo con le ragazze allo stand sono sempre di una gentilezza disarmante.

Quando ho visto quindi che un loro titolo era tra i segnalati da gli Amici della domenica, il famigerato gruppo che porta i libri allo Strega, non potevo non buttarmici.

Il protagonista del romanzo è uno scrittore di medio livello, che chiameremo Stupido, che si imbatte per caso in Sammi, una bellissima insegnante di danza. Lei è incasinata, con i debiti fino al collo e un fidanzato di merda.

I due si conoscono, si piacciono, si innamorano. Sono talmente disastrati (lui che tiene la sua vita divisa in compartimenti stagni che non hanno contatti tra loro, lei che lotta per il suo sogno di continuare a insegnare danza) da essere perfetti per stare insieme. E infatti le loro anime si riconoscono, anche nella perversione. A un certo punto Sammi decide di iniziare a prostituirsi per pagare il mutuo dell’open space, per continuare a lottare. E Stupido, voyeur incallito, la aiuta e la supporta nell’organizzare gli incontri.

Eppure, nonostante questo potrebbe sembrare squallido, fila perfettamente. O quasi. Perché le cose troppo belle non sono fatte per durare.

Ho letto su questo romanzo pareri molto contrastanti, e la base principale del contrasto è la questione della prostituzione di Sammi, non solo accettata ma addirittura avvalorata da Stupido. La verità è che lì è stata fatta una profonda scelta di autodeterminazione da parte del personaggio femminile, che non è additabile da nessuno, anzi. Stupido comunque la ama davvero e , al di là della perversione, è pronto a veder cedere i suoi compartimenti stagni per lei.

Questo aspetto è sicuramente uno dei tratti di forza di questo piccolo romanzo, un po’ lo sdoganamento di due tabù insieme. Dei tabù sessuali, nell’anno del signore 2019, dovremmo anche farne un po’ a meno, e Cavina ce lo dimostra attraverso i suoi personaggi. Certo, la scelta di Sammi non è facile, non è una passeggiata di salute, ma è un sempre un mezzo per raggiungere un fine più alto, che è la sua arte.

Ho amato molto il leit motif del fallimento come ragion d’essere, soprattutto nell’ambito della scrittura. Non solo perché ne so qualcosa, ma soprattutto perché la protagonista del racconto che sto scrivendo in questo periodo si sente proprio così, quindi l’ho preso come un segno.

La prosa è di quelle furbissime, sciolte, svolta-pagina, grazie soprattutto ai capitoli corti che amo tanto.

Approvo però chi diceva che i personaggi avrebbero giovato di un maggiore spessore, soprattutto Stupido. La questione dei compartimenti stagni infatti ci ha nascosto forse un po’ troppo del suo passato, che magari ci avrebbe aiutato a vederlo meglio nel presente.

Comunque, un libro bellissimo, da finire davvero in un paio d’ore.

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