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Racconti da un titolo: Il gabbiano Jonathan Livingston.

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“Dai, aiutami a spostare tutto, che voglio vedere il cielo dal divano!” 

La casa più bella che riesco a ricordarmi è di una delle zie. Non la mia preferita ma madre, sì, della mia cugina preferita. Quella più grande, che non sai perché ha scelto proprio te come cuginetta a cui dedicare le sue attenzioni. Bella, riccia con gli occhi verdi, con una voce da sirena, ballerina di danza classica, pure ribelle con i poster dei Doors in camera. 

Impossibile, per un piccolo corvetto come me, starle al passo. 

La sua camera era uno dei posti in cui preferivo stare. Il letto a una piazza e mezzo accoglieva me e lei, magrissime entrambe, e il cane, che mi dormiva appiccicato. Io, che di animali non ne avevo, amavo quel contatto così stabile che sanno offrire solo i cani, nonostante il suo fiato non fosse dei più piacevoli. 

Il mobilio di per sé non era particolare, ma la sua disposizione, quello sì. Il letto era di fronte all’ingresso, nel mezzo della camera. Parete sinistra: comò. Parete destra: finestra. Parete della porta: divano. L’armadio era nella stanza in più, quella che io consideravo dei giochi, ma che per mia cugina era già solo una stanza. 

Quando se ne uscì con la storia di sistemare i mobili fu una festa, perché aveva scelto proprio me, per aiutarla! E poi quella frase, di guardare il cielo dal divano, che a me non sarebbe mai venuta e che però era così bella e interessante. L’avrei riusata, a scuola, per suscitare un po’ di invidia con le compagne che di cugine grandi non ne avevano o se sì, di certo non erano come la mia. 

Mi ricordo le risate nello spostare il comò, pesava un quintale e sopra ci aveva lasciato i bacchetti di incenso, il portagioie, la lampada…  

Abbiamo spostato il letto, attaccandolo alla parete, “che così tu dormi protetta, accanto al muro”. Poi abbiamo girato il divano, al suo posto ci abbiamo messo il comò, e dietro il divano lo scaffale che lei aveva riempito di cd musicali. 

Era strana la camera, adesso. La attraversavi a S. Forse non era la disposizione più comoda. Ma io già pensavo a come sarebbe stato guardare un temporale, con la finestra aperta per sfidare le gocce. O aspettare nelle belle giornate il volo di un gabbiano.

Io, lei e il cane.  

#raccontidauntitolo

PS: come sempre per questo #,vi ricordo che il pezzo è mio e non presente nel libro. è solo liberamente ispirato al titolo.

 

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