RaccontAmi

Racconti da un titolo: Crash, J.G. Ballard

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“Ci vado io. Ormai ho detto che ci vado io, ci vado io! Però, cazzo, a Natale voglio la targhetta di taxi da mettere sul tettuccio. Come non mi si può mai chiedere niente?! Ma se sono sempre in giro! Un’altra telefonata splendida mamma, grazie, di quelle che mi fanno svoltare la giornata!”

Marta allontanò il telefono dall’orecchio mentre una voce di donna, trasformata dall’etere, si materializzava nell’abitacolo della Fiat attraverso uno schermo.

Iniziò a premere con forza la cornetta rossa, impallando l’aggeggio e facendo partire applicazioni e pagine, tra cui l’ultima ricerca: gli affitti a Milano.

Lanciò il telefono sul sedile di fianco, prima di portarsi la grossa sciarpa di lana alla bocca. Ci urlò dentro, ma l’urlo restò strozzato, una rabbia latente che dio sa quando sarebbe esplosa.

Attese qualche secondo, respirando il suo stesso profumo impigliato nel tessuto color miele.

Un regalo di sua madre, per Santa Lucia. Com’era possibile che fosse la stessa donna che adesso stava causando l’ennesimo attacco d’ira?

“Va’ a ritirare gli esami di tuo fratello, che alle sei devo portarli dalla dottoressa” le aveva detto.

Ininfluenti i suoi programmi, i quattro libri di storia dell’arte moderna che sostavano intonsi sulla sua scrivania con un esame alle porte e il turno al bar che iniziava alle quattro.

No, doveva spendere un’ora di auto, più della sicura attesa in ospedale, per recuperare gli esami del principino, che si era beccato “guarda, proprio una brutta influenza, non guarisce più” di ritorno da Ibiza. Inutili i tentativi di Marta di spiegare che svegliarsi alle quattro del pomeriggio e andare a letto al mattino, con in mezzo varie tappe in discoteche mastodontiche, non era influenza ma solo sbronza.

Si mise in marcia spingendo più del dovuto sul pedale mentre la voce di Chester Bannington faceva vibrare i finestrini.

Era quasi arrivata, il suo respiro tornato regolare, quando alla musica si unì un altro suono. Il telefono vibrava. Con la coda dell’occhio lesse Mamma.

“Cazzo c’è ancora!” sbottò, prima di allungarsi verso il sedile, per recuperare il telefono.

Tanto bastò a farle perdere il controllo del volante in curva, prima dello schianto.

*********

Le tre domande (vd. post precedente) che hanno mosso questo racconto erano:

Chi guida? Dove sta andando? Perché è arrabbiata?

*********

PS: questo racconto NON fa parte del romanzo! Tutti gli estratti con l’#raccontidauntitololkl sono pezzi miei o di altri scrittori ispirati liberamente ai titoli degli altri romanzi.

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