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Il racconto della settimana: Buon Natale, Nola. Pt 4 (finale)

“Jingle Bells, Jingle Bells, Jingle all the way! Oh what funthat is to ride, in a one horse open sleigh! 

Nola, alzati! È la mattina di Natale! Se non ti alzi i tuoi regali li do ai bambini poveri.” 

“Ho sedici anni, mamma! Non attacca più questa storia. Ancora cinque minuti e poi mi alzo.” 

“Dobbiamo andare a messa. Non troverò mai posto davanti se non ti spicci. Andiamo, ci sono i pancake. E i regali. Dashing through the snow… 

Quando aprì gli occhi erano le sei del mattino. Era Natale. Quel farabutto che le aveva portato via sua madre era tornato.  

Nola si alzò e si preparò la colazione. Niente albero, niente addobbi, niente regali. 

Erano le sette e mezzo quando si incamminò per casa della nonna, ancora non c’erano molte persone in giro e questo fu un bene. Avrebbe ucciso chiunque le avesse augurato buon Natale. 

Il negozio era chiuso, entrò dalla porta sul retro. 

Bubba era sveglia ma ancora in camicia da notte. Le due donne non si dissero nulla. Nola andò ad abbracciare forte la nonna. Non pianse solo perché aveva esaurito le sue scorte di lacrime. 

“Ti preparo la colazione. Hai quello che ti ho chiesto?” 

“Se sono viva, nonna, vuol dire di sì.” 

Nola porse l’ampolla, avvolta nella stoffa rossa, a Bubba. 

“È stato difficile?” 

“Sì.” 

Bubba preparò la colazione senza aggiungere altro, poi la consumarono in silenzio. 

“Adesso devo preparare una cosa. Voglio che tu mi aspetti fuori. Poi andiamo a messa.” 

“Cosa? No! Io lì non ci vengo!” 

“Ci verrai, Nola. E non perché ti accadrebbe qualcosa, ma perché sono tua nonna e voglio che mi ci porti. Chiaro?” 

Nola andò nel cortile esterno senza rispondere, sbattendo la porta. 

Prima o poi la supremazia di Bubba sarebbe finita. Eppure in cuor suo Nola sapeva che lei le assomigliava in modo impressionante, quindi il suo modo di guidare la famiglia non sarebbe mai morto. 

Si andò a sedere sull’altalena. L’aveva costruita suo padre. Poco a poco, con gli anni, una delle due corde aveva iniziato a sfilacciarsi, facendo pendere l’asse verso sinistra. Ogni volta che Nola ci si sedeva, poteva essere l’ultima. La corda si poteva spezzare sotto il suo peso facendola cadere. Questo attimo di potenzialità la elettrizzava e ci si sedeva sempre. 

Ripercorse gli ingredienti. Un dente di un predatore. Capelli di una persona amata. Il sangue di un uomo innocente.  

Li aveva già letti, da qualche parte, ma dove?  

Proprio quando Bubba apparve sulla soglia, vestita di nero, la corda si spezzò. Nola saltò come un gatto, poi prese la nonna sottobraccio. Dirette alla cattedrale di Saint Louis. 

 

“Aspetta la nonna, Nola. Sta arrivando. Io vado a prendere i posti nella panche davanti, o non sentiremo nulla.” 

“Sicura, mamma?” 

“Sì, chi la vuole sentire Bubba se la lasciamo indietro?” 

Nola aveva il braccio della nonna nel suo. La ragazza era tesa, mentre sentiva Bubba incedere tranquilla. Molte persone le sorpassarono, tutte dirette nello stesso posto, per non perdere la funzione nella grande cattedrale bianca che svettava in Jackson Square. 

Lei non era credente, ma sua madre sì. E in qualche modo forse lo era anche Bubba. Era più per assecondare Mary che andavano alla funzione di Natale. A Mary piacevano i canti dei bambini e la predica, che era sempre più allegra e meno tetra delle altre.  

Quando arrivarono in vista della cattedrale a Nola si strinse il petto. La odiava, avrebbe voluto vederla collassare su sé stessa. 

 

Nola attendeva la nonna all’ingresso della chiesa. Ormai era tutto pieno, non sarebbero mai riuscite ad arrivare davanti.  

“Nola! Dov’è tua madre?” 

“È già entrata, a cercare dei posti. Nonna, cosa c’è?” 

“Non lo senti? Dimmi che lo sento solo io.” 

La ragazza tese l’orecchio, non capiva. Poi, d’improvviso, capì e si paralizzò. 

“Un pettirosso. Non è un pettirosso in chiesa, vero?” 

Bubba iniziò a gridare il nome di sua figlia.  

Le persone nella cattedrale, però, le intimarono di stare zitta, non gli faceva sentire la predica. 

Bubba sgomitava, nella disperata ricerca di Mary. Ma i fedeli si opponevano, decisi a non abbandonare il posto guadagnato.  Il canto dell’uccellino continuava lugubre, udibile solo all’orecchio attento delle due streghe. C’era ancora tempo, Bubba la doveva solo raggiungere. 

“Toglietevi di mezzo!” gridò con tutte le sue forze.  

Quando finalmente vide Mary, che stava con il capo reclinato, il pettirosso smise di cantare. 

 

Nola sapeva, come Bubba, che non erano onnipotenti. Mary se n’era andata nell’indifferenza generale. Bubba non l’aveva raggiunta in tempo. Non aveva salvato suo marito, non aveva salvato la sua bambina. 

Ce l’avrebbe fatta, se quei bianchi maledetti si fossero spostati per farla passare. Si aggrappava con tutta se stessa a questa convinzione, in vista di quello che stava per fare. 

Le due donne salirono i gradini che portavano all’ingresso. Come un anno fa. Era tutto già pieno. 

“Nola, attendimi qui” disse Bubba alla nipote.  

Poi si diresse verso la grande porta, sotto lo sguardo incerto della ragazza. 

Quando vide la nonna mordersi le dita, Nola fece d’istinto un passo indietro. 

Bubba si fece delle piccole ferite su ogni dito, e attese un attimo, con le mani aperte come artigli, che le gocce di sangue iniziassero a formarsi sui polpastrelli. Era vecchia, e la circolazione del sangue non era più efficace come un tempo. Ma funzionava ancora. Quando piccole gemme rosse le adornarono le dita, Bubba entrò in chiesa e iniziò a spruzzare con il suo sangue gli ultimi della fila. Sorrideva. 

“Ma che cavolo fai?” chiese qualcuno scocciato dalla vecchia matta. Lei non smise di sorridere e continuò ad aprire e chiudere le dita. 

Quando fu soddisfatta, raggiunse Nola. 

Dopo tre minuti, le persone colpite dal sangue iniziarono a urlare, grosse bolle gli riempivano il corpo. Quelli che si agitavano e toccavano gli altri, passavano la maledizione. 

Nola, stupefatta, guardava quello spettacolo cruento. Le grida di dolore e morte che si mescolavano in una cacofonia stonata con i canti di Natale. 

Si ricordò di colpo dove aveva letto gli ingredienti. 

“Vi leggo Medea, sentite: Dente di un predatore, capelli di una persona amata, sangue di un uomo innocente. Bere la pozione e bagnare del proprio sangue l’oggetto maledetto o la persona designata. La maledizione verrà passata a chiunque tocchi la vittima. 

Mai fare arrabbiare una strega. Vero, Bubba?” aveva detto Calliope. 

Come la povera sposa del traditore Giasone, chi non aveva lasciato che Bubba arrivasse a sua figlia adesso moriva tra atroci sofferenze. 

“Avevi ragione, nonna. Questo mi piace” disse Nola, guardando la scena estasiata. La sua vendetta come regalo di Natale. Quel giorno aveva di nuovo un senso. 

“Nessun affronto resterà impunito” rispose semplicemente Bubba. 

Nola strinse forte la nonna. 

“Buon Natale, nonna.” 

“Buon Natale, Nola.” 

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