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Recensioni libri: Castelli di rabbia, Alessandro Baricco

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Parlare o fare la recensione di un libro di Baricco non è proprio semplice.

Provo a spiegarmi, mentre ci addentriamo nella recensione.

  • Trama

Siamo a Quinnipack. Luogo talmente strano da sembrare finto. Eppure c’è Parigi, da qualche parte. A Quinnipack ci sono il signor e la signora Rail, Dann e Jun. Lui visionario, lei bellissima. Dall’ultimo viaggio le porta a casa un regalo strano: una locomotiva. Elisabeth.

La narrazione e la miriade di personaggi si intrecciano intorno ai binari di Elisabeth (pochissimi, Elisabeth è in sosta di fronte a casa Rail…), provano a liberarsi, non ci riescono, ci restano tutti impigliati. Come Mormy, il figlio bastardo di Dann, Pekish, l’uomo che sente la musica, Hector Houreau, che si inventa palazzi di vetro.

Ma partirà mai, la locomotiva?

  • Recensione

Del mio amore per Baricco vi ho già parlato a più riprese, ma con Castelli di rabbia devo dire che mi sono trovata un po’ in difficoltà. Probabilmente perché è stato il primo libro di Baricco che non è riuscito a strapparmi le budella in qualche passaggio estremamente bello. Certo, ce ne sono stati, eppure io ho fatto fatica a entrarci in sintonia. Sarà perché, più degli altri romanzi, qui il numero di personaggi è davvero alto e il passaggio repentino da discorso diretto, a indiretto, e poi cambio di personaggio, e poi Jun, e poi visione strane, mi coglieva di sorpresa troppo spesso per farmi concentrare appieno.

Resta il fatto che il sig. Alessandro Baricco è una vecchia volpe, di quelle che le parole le utilizzano come e quando vogliono, in modo certosino, e quasi senza volerlo (ma io penso che Baricco lo voglia…) danno sfoggio della loro immensa maestria.

Io più lo leggo più sono convinta che darei una gamba per scrivere come lui, per avere la capacità di mettere su carta cose che abbiamo sempre saputo e che non riuscivamo a spiegarci. Ecco, in questo, lui è un assoluto genio.

E poi, il capitoletto finale è da bocca aperta. Mi ha lasciata senza parole. Mannagg’ a lui.

  • Cosa mi ha lasciato

Invidia. Tanta tanta tanta. Di quelle positive, però. Infatti sono contentissima di avere altri tre libri suoi da leggere a casa. Peccato che non siano tra gli urgenti!

 

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