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Recensioni Libri: Incontro d’amore in un paese in guerra, Luis Sepulveda.

LittleKLibrary

Tutti, ma proprio tutti, conoscono Luis Sepulveda per Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare.

Una favola dolcissima per prendere il volo, per crescere, lasciando andare la paura, che vista dall’alto è sempre più piccola.

Sepulveda però è tanto, tantissimo altro. Non so se la mia fissa per il Cile sia chiara, ma oltre che per gli attori (uno, in particolare), lo è fortemente in senso letterario. E Luis è in testa (ok, se la batte con Lemebel).

Se le sue favole sono stupende, i suoi racconti che hanno come sfondo la guerra sono straordinari.

Parliamo ovviamente del periodo politico estremamente infelice dell’occupazione di Pinochet, che è sempre da sfondo.

Non posso indicarvi qui una trama perché i racconti sono molti. La maestria di Sepulveda sta, secondo me, nel farteli ricordare. Le raccolte di racconti, almeno per quanto mi riguarda, hanno sempre il limite di svanire facilmente dalla memoria (non me ne voglia, ma ne ho letta una di Carofiglio di cui non mi ricordo nulla, e ho fatto fatica a ricordarmi i racconti perfino in quelle di Gaiman o King…).

I racconti di Sepulveda di Incontro d’Amore in un paese in guerra mi sono invece rimasti appiccicati addosso. Partendo dal racconto Caffè, che di storico non ha nulla, e parla invece di un rapporto stantio, o Mabel, l’amore tanto intenso quanto fugace per una ragazza muta, il racconto del treno, di cui non svelo nulla perché da brividi, quello degli esiliati che il treno se lo costruiscono così, per impegnare il tempo durante l’esilio (un must, ai tempi del dittatore. E quello era ancora buono…).

Il suo stile è diretto, efficace, non si perde in fronzoli (cosa che io amo, perché al terzo fronzolo mi sono persa). I suoi personaggi, nonostante stiamo con loro per un tempo limitato, hanno tutti uno spessore, una realtà. Sarà perché lo sfondo della narrazione è purtroppo più che reale, e la vita al di fuori della narrazione dona vividezza alle parole stesse.

Scrivere un racconto che resti impresso non è facile, è come conoscere qualcuno solo per qualche ora. Deve essere una persona davvero eccezionale per restare impressa e non svanire tra le maglie della memoria.

Io ho una raccolta di racconti nel cassetto, chi sa se anche i miei personaggi saranno così efficaci da farsi ricordare (senza arrivare ai livelli dell’autore cileno, per carità, che in confronto suo altro che dilettante…)

Adesso ho recuperato Il vecchio che leggeva romanzi d’amore, di prossima lettura (sperando che la stanchezza di questo periodo un po’ mi abbandoni). Ma, chi sa perché, sono già convinta che sarà una lettura incredibile.

 

 

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