Recensioni Libri

Recensioni libri: Magari domani resto, Lorenzo Marone.

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Ci ho messo una vita a leggere questo libro. È vero, avete ragione. Le prime volte che l’ho postato su Instagram era il lontano giugno, e io mi magnavo frise per cena ogni sera…

Come mai così tanto?

Vi tocca attendere tutta la recensione per capirlo.

  • Trama

Luce Di Notte è un giovane avvocato.  Scopriamo fin da subito che ha un bel caratterinoÈ una donna che ha imparato a suon di ceffoni in faccia che la vita è cattiva e bisogna prenderla di petto. La sua vita, fatta di litigi con la madre, con cui fatica a capirsi nonostante l’amore di fondo, di un fidanzato Bastardo che l’ha lasciata e di vicini di casa improbabili, subisce una strana sferzata quando il suo capo le affida il caso Bonavita. Il compito di Luce, che accetta di malavoglia, è capire se Carmen Bonavita è una cattiva madre. Questo la porterà non solo a conoscere Carmen, donna napoletana tanto bella quanto sguaiata, ma soprattutto Kevin, il bambino. Un bambino dolce, intelligente, che riaccenderà in Luce una strana voglia di rimettersi in gioco, di rimescolare le proprie carte e dare a sé stessa e agli altri una nuova opportunità.

  • Recensione

In questo romanzo, il primo di Lorenzo che leggo, colpiscono prima di tutto i personaggi. Perché sono costruiti così bene, in modo talmente vivido e realistico, da passare dal ruolo di personaggi a quello di persone. La condizione di Luce può essere quella di ognuna di noi: trentenne, con un cane e senza fidanzato, lo stronzo che l’ha lasciata, con un lavoro che non le piace, una famiglia mezza malandata in cui capirsi sembra sempre impossibile.

Oltre a lei, tutta una serie di personaggi secondari più o meno bislacchi eppure tutti perfettamente a fuoco, che danno spessore e profondità alla narrazione. Io li ho amati tutti. Carmen che chiama suo figlio Kevìn con l’accento sulla i (e io l’ho sempre letto come lei!), Manuel il bello ma scemo, Don Vittorio, con le sue cure da nonno e un passato dolce-amaro che mi ha fatto commuovere e sognare.

Oltre ai personaggi, sono i temi trattati a farla da padrone: prima di tutto, l’incomunicabilità familiare, che tutti noi abbiamo conosciuto almeno una volta, quel momento in una famiglia in cui non ci si capisce, o non ci si spiega, e tutto questo non detto sedimenta e sbarra le acque del fiume. Poi la maternità, vissuta o meno, il senso di abbandono, l’insoddisfazione lavorativa e infine, Napoli, che si respira in ogni singola parola del testo.

La trama non è troppo arzigogolata o piena di colpi di scena, e questo va a braccetto con il realismo dei personaggi. Perché nella vita reale mica ci sono drammi cosmici ogni giorno. Ogni tanto capita, ma il resto delle giornate scorre con i piccoli drammi quotidiani: scoprire che tuo fratello si è accasato, litigare con la mamma, mandare a quel paese il capo…

Lo stile è centrato con la narrazione, vivace, pieno di dialetto, diretto e potente, senza fronzoli proprio come Luce.

Un romanzo che si fa leggere di gusto, e che sono sicura voi altri finireste in poco tempo. Io avevo un buon motivo.

  • Cosa mi ha lasciato

La cosa che mi ha colpito come un ceffone di questo romanzo è la quotidianità. Quei dettagli che hanno reso la storia di Luce vera come lo è la mia. Una scena più di tutte: la pasta con le patate che Don Vittorio lascia a Luce sul tavolo quando rientra tardi coperta da un altro piatto.

Ecco, la mia adolescenza è piena piena piena di piatti di pasta lasciati sul tavolo coperti da un altro piatto.

Se aveva cucinato mamma, scoperta sempre top, se aveva cucinato papà poteva andare benissimo (come quando faceva il sugo) oppure suscitare un noooooo alla vista delle trofie con il pesto (scusa papà).

E altrettanti ne ho coperti io: per mio fratello che tornava sempre per ultimo a pranzo, per mio papà quando faceva il secondo turno, adesso per Andrea, quando mi scrive Arri e poi ci mette due ore disperso per la bergamasca.

Ha ragione Luce, quel piatto è avere ancora un posto nel mondo.

Ed è per questo che io ci ho messo una vita per finirlo. Ero così vicina a Luce, mi piaceva così tanto, che ho affidato tutti i miei fogli e foglietti vari dedicati alla campagna di Look Left (che c’era da fare, chi contattare, chi mancava…) a quelle pagine. E poi, a un certo punto, è subentrata la superstizione: non l’avrei finito fino al goal, come a rendere quei personaggi custodi del mio sogno quanto dei loro.

Ovviamente l’ho finito il giorno dopo i 251, per celebrare anche in modo letterario, questo stupendo traguardo.

 

 

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