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Il Racconto del mercoledì: Al bancomat.

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Arriva di fronte al bancomat. Seleziona PRELIEVO. Immette il pin, coprendo  le dita della mano destra con la sinistra. Preme il pulsante accanto alla cifra, piccola e rassicurante: settanta. Non succede nulla. La macchina elabora.

 

“Ahia.”

“Ahia che?”

“Guarda lo schermo, svegliona.”

 

Una scritta recita: “Impossibile effettuare l’operazione. La cifra da lei richiesta supera la sua disponibilità (61€).”

“Disponibilità insufficiente? Ma in che senso?”

“Riesci a trovare altri sensi oltre a quello che sei senza soldi?”

“No. No ma no. Deve esserci un errore.”

“Io non credo. Noi macchine non sbagliamo.”

“Voglio parlare con un superiore.”

“Puoi chiedermi di parlare anche con Padre Pio in persona, resuscitato per l’occasione, ma non cambierebbe il risultato dei tuoi sessantun euro sul conto.”

“Senta, signor bancomat! Prima di tutto, non faccia il blasfemo e lasci stare i santi, hanno già i cazzi loro. Secondo, sono vostra cliente da una vita, non mi aspettavo un trattamento di questo tipo! Il suo calcolo è senz’altro errato, dunque pretendo, e dico pretendo, di parlare con un superiore!”

“Davvero sicura che la figura di merda la vuole fare con un essere umano in persona invece che con me? Conversazione che, by the way, è tutta nella sua testa?”

“Da quando voi bancomat siete così stronzi? Mi siete sempre stati simpatici, gentili dispensatori di banconote, invece quello a fine turno incazzato con il mondo lo dovevo beccare giusto io!”

“Mettiti nei miei panni, tu hai scialacquato il tuo conto corrente, chiedi a me un miracolo manco fossi San Francesco e ti incazzi pure?”

“Oh, ma la finisci con questa storia dei santi?”

“Va bene, la smetto. Tanto resta il fatto che sei na poraccia.”

“Ma sono stata così attenta, questo mese!”

“Ah, davvero?”

“Certo!”

“Cito testualmente, fermami pure se noti qualcosa di strano:

2/5, 15€, Sushi bar

6/5, 19€, Shoes best…”

“Cazzo, le zeppe! Sono un amore, però. Bianche e nere, con un fiocchetto sul davanti…”

“Non lo nego, non lo nego. Continuiamo:

8/5, 8€, Cafè del centro

12/5, 15€, The Lounge Cocktail bar…”

“Mica posso smettere di fare aperitivo!”

“13/5, 47€, Roadhouse Grill”

“Adesso non si può nemmeno uscire a cena? Aveva offerto sempre lui, volevo fare la brillante almeno una volta!”

“Apprezzo la tua voglia di emancipazione, per carità.

Questa è la mia preferita:

15/5, 73€, Società autostradale.

Di cosa si tratta, mia cara?”

“Emm.”

“Andiamo. Sputa il rospo.”

“Multina…”

“Multina?!”

“Che sarà mai! Tu lo sapevi che sul ponte della Libertà prima di Venezia il limite si abbassa?”

“Tu volevi fare il ponte a cento all’ora?!”

“Non andavo mica a cento all’ora! A ottanta, dai. Poco più del limite, che è settanta. Non sono mica una criminale. Voi macchine siete proprio senza cuore. Prima l’autovelox, adesso tu. Mi state perseguitando.”

“Se seguissi le regole, non ti sentiresti perseguitata.”

“Forse hai ragione…”

“Togli pure il forse.”

“Quindi, adesso?”

“Niente. Esci e trovati un lavoro.”

“Ascolterò le tue parole, saggio bancomat.”

“Adesso levati, cara. C’è gente che se lo può permettere che deve prelevare.”

“E va bene, alla prossima.”

“Purtroppo, alla prossima. Trovandomi nella tua testa, non ho modo di scappare.”

 

La ragazza si allontana, riponendo con cura la carta rifiutata  nel portafoglio.

Il bancomat è pronto per una nuova operazione.

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