Crazy London Adventure

Day 23 of 62. Piccoli tesori nascosti: il John Soane Museum.

Conscia del fatto che ieri ho concluso poco e niente, aiutata dalla sparizione della malefica pioggia, mi alzo di buon umore e volenterosa di fare.

Dopo i compitini, doccia per essere un essere umano decente al corso, pranzo e fuori! La mia destinazione oggi è un museo del tutto sconosciuto, il John Soan Museum. Intanto, chi è costui? Be’, il signor Soane è un famosissimo architetto dell’800 che, tra le altre cose, ha disegnato la Bank of England. Ma il signor Soane è stato, soprattutto, un grandissimo collezionista (e, ovviamente, un massone). Il museo nient’altro è che la sua casa (sono tre appartamenti, in verità, riorganizzati dall’architetto stesso per essere un’unica abitazione) presentata al pubblico com’era stata pensata 180 anni fa. Preparatevi ad entrare in quello che sembra davvero un piccolo forziere. Prima di tutto, mi viene da pensare che se avessi fatto valere i miei diritti di italiana gli svaligiavo casa. Praticamente mezza Roma era lì! I corridoi, che separano una camera dall’altra, sono pensati come colonnati, molti spazi danno la possibilità di rimirare i piani superiori, appositamente aperti nel pavimento, per consentire una visione museale. Incredibile, potreste passarci quindici volte e ancora scovare qualcosa di nuovo. Una nuova statua di Apollo, delle maschere funebri, dei capitelli, delle figure grottesche, dei draghi cinesi. Tutto organizzato e posizionato in perfetta armonia.

Il pezzo forte, se così possiamo definirlo, è però nelle catacombe: il sarcofago di Seti I. Ebbene, il signor Soane si è accattato, per mostrarlo ai suoi amici, uno dei primi sarcofagi ritrovati (per il ritrovamento, wait a second)! Non vi nascondo che è stupendo. Il gentilissimo volontario addetto di quella stanza (ce ne sono in ognuna, più che pronti ad illustravi cosa state ammirando) ci racconta che il sarcofago è composto in alabastro, inciso con le storie tratte dal Libro dei morti egiziano. Ogni singolo geroglifico era prima dipinto di blu, ma il colore purtroppo è del tutto sparito con gli anni. Inoltre, l’alabastro è traslucido, quindi il buon Soane, per un effetto maggiore, poneva delle candele all’interno del sarcofago, facendolo brillare.

Per quanto riguarda il ritrovamento (ed effettivamente potrei portarmi a casa anche questo) è stato ritrovato da un certo Giovanni Balzoni. Questo tipo sì che era particolare. Di stazza un gigante con la passione per l’ingegneria, ha iniziato a lavorare nei circhi come strong man, fino ad approdare in Egitto. Lì, un archeologo gli ha affidato il compito di spostare l’enorme testa statuaria di Ramses, impresa in cui tutti avevano fallito. Giovanni invece ce la fa, acquistando di diritto un posto nelle spedizioni. Ebbene, non si sa per certo se il merito è acquisito o reale, ma a lui e alla sua capacità di leggere il paesaggio circostante è dovuto il ritrovamento della tomba del faraone Seti, figlio di Ramses. La maledizione del faraone però, almeno così mi piace pensare, colpirà anche lui, perché morirà pochi anni dopo per una malattia contratta in Egitto.

Con il mio cervelletto pieno di storia esco e trovo posto al caro Grind dove, alleluja, posso scrivere. Resto un paio d’ore, esco non appena il locale inizia a diventare un vero casino (perfetto dalle tre alle sei, dopo di ché invivibile per chi non è in compagnia).

Arrivo al corso e per altre due ore mi immergo nella scrittura, oggi si parla di descrizioni.

A casa, come una bambina, latte e biscotti perché non ho cenato, mentre finisco L’altra Grace. Bello, ma assolutamente non ai livelli di The Handmaid’s Tale.

Letto e libro.

Day 23, gone.

 

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