Crazy London Adventure

Day 1 of 62. Tu chimali se vuoi… traumi autoinflitti.

Eccoci, all’inaugurazione di questa rubrica completamente folle come quello che sto vivendo. Due mesi a Londra da sola, per seguire due corsi di scrittura creativa.

Un po’ per non dimenticarmi nulla, un po’ per vedere diminuire quel contatore che mi separa da casa terrò aggiornato questo diario di bordo.

Il mio DAY ONE. Un salto nel vuoto devastante, altro che trauma autoinflitti. Esco da una notte insonne. Mi sono svegliata almeno quattro volte, Andrea non era nemmeno a casa, cercando invano l’affetto dei felini che vivono con noi. La sveglia però (wake up lazaruna) arriva impietosa. L’aereo è prenotato, il corso anche, airbnb pure. Ci hai speso troppi soldi per dire, adesso, no scusate era tutto uno scherzo, vi ritorno i regali, io resto a casa!

Quindi, con un Andrea super entusiasta, vado in aeroporto. Non ho fame, non voglio andare, piango quando devo salutarlo ma raggiungo gli altri omini ai controlli. Una volta passata basta, è andata. Ormai è fatta.

Il volo passa tranquillo nonostante gli ultras del Napoli in viaggio verso Manchester per la partita. A Stansted, mi sento ancora terribilmente sola, mangio qualcosa tipo tabuleh e hummus (che mi resta simpaticamente sullo stomaco per tutto il giorno) poi mi dirigo verso quella che una volta era mia amica, cioè Londra.

Una volta sì, eravamo grandi amiche. Oggi invece mi sembra cattiva (nonostante debba ammettere che si sia comportata molto bene, seminando sul mio cammino persone gentili. Credo però che sia tutta una tattica per convincermi a restare).

Da Liverpool street mi immergo nella City. Mi segno mentalmente che chiederò ad Andrea di accompagnarmi sul Monument (col piffero che io e le mie vertigini ci andiamo da sole) e infine raggiungo la riva del fiume. Devo ammettere che lì mi sento meglio. Scorgo il veliero che avevo visto con le mie amiche, durante l’ultimo viaggio. Infine cammino fino al Tower Bridge. Leggermente tranquillizzata, capisco che è ora di tornare a casa. Intanto nella City hanno aperto le gabbie degli uffici perchè le strade sono brulicanti di cravattari e cravattarine che corrono come dei forsennati mentre io li guardo un po’ stordita.

Un tassinaro londinese molto gentile infine mi porta a Nord, verso quella che per due mesi sarà la mia nuova casa.

La strada è molto tranquilla, devo darmi un attimo per esplorare il quartiere. Una volpe se la cammina bellamente dall’altra parte della strada mentre aspetto che Charlotte, la mia padrona di casa, venga ad aprirmi. é una ragazzona (sarà 1.80 almeno!) molto bella, agitata quanto me. Mi accoglie in modo entusiasta, mi fa vedere questa piccola ma adorabile casa, ci raccontiamo qualcosa di noi davanti a una bottiglia di un vino rosso cileno. La faccio morire dal ridere quando le mostro il mio bat-pigiama (“una donna adulta che ha un bat-pigiama è fantastica!” mi dice).

Infine chiamo Andrea per la buona notte, ho gli occhi che si chiudono.

Il giorno uno è finalmente andato.

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4 pensieri riguardo “Day 1 of 62. Tu chimali se vuoi… traumi autoinflitti.

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