La casa della Vecchia.

La casa della Vecchia era l’ultima, sulla strada scoscesa che portava al mare. D’estate i bambini facevano a gara a chi arrivava prima in fondo, mentre sfrecciavano con la bici senza tenere i piedi sui pedali. Alla Vecchia non davano troppo fastidio. Le femmine del resto sarebbero passate da lei, prima o poi.

Le mura della casa erano spesse, in muratura non rifinita. Dentro si creava quel freddo sacrale delle chiese, delle grotte e dei luoghi mistici.

Tante le donne passate da lei. A tutte, comunque, insegnava a farsi le trecce alla vichinga. Era convinta che fossimo in guerra. Non lo capivo. Adesso invece sì.

Una lotta feroce e continua. Contro il mondo, contro i nostri uomini e contro i nostri figli. Contro noi stesse nelle battaglie più atroci, quelle che lasciano le ferite peggiori.

Ci siamo riviste al molo, dopo che ci eri passata anche tu. La treccia sul lato del capo, io a destra tu a sinistra, ne era la prova.

“Tu cosa devi fare?”

“Non lo so. Tu?”

“Nemmeno io.”

Io guardavo il faro, tu la prima stella della sera.

 

 

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