Esercizi di scrittura creativa_3. Preghiera.

Sto al balcone, con le mani giunte in una sorta di preghiera, appoggiate alla barra di ferro.

 

Gli avambracci mi dolgono, ci spingo sopra il peso di proposito. Non mi ricordo chi, né quando, mi ha raccontato che gli indiani si ferivano, per dimenticarsi del dolore spirituale. Un chiodo batte chiodo della sofferenza, insomma.

Ma è sofferenza quella che sento? No, non credo. C’è altro.

Tengo la sigaretta tra le labbra, appena. Tiro da un lato ed espiro dall’altro. Le mani sono occupate, come dicevo prima. La cenere cade appena davanti ai miei piedi.

Quella sigaretta sa di stantio, di chiuso, di occasioni perse.

Non so quanto ho scomodato gli dei in questi giorni perché tornasse. E adesso che è tornato… forse non lo vorrei qui.

Sono pazza, lo so. Ma credo che il non sapere mai cosa si voglia sia una prerogativa solo femminile.

La sigaretta è finita, sono quasi al filtro. Sputo la cicca per terra, la spengo con la punta della scarpa. Nessuno può darmi una multa perché la lascio a terra a casa mia.

Rientro in casa, strappo dall’appendiabiti il cappotto rosso. Esco.

Forse camminare mi schiarirà le idee.

 

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