Storia inventata di una donna vera.

Prologo: mi capita spesso di essere affascinata da persone che vedo, mentre sto guidando. Ogni tanto incrocio una donna, che attraversa la strada. Ha i fianchi stretti ma un sedere largo. Eppure il suo incedere è ipnotico.

Questa è la sua vera storia, inventata.

“Rientro a casa adesso. Giro la chiave nella toppa, lancio la valigetta sul divano crema. Tutto è troppo color crema in questo appartamento, ma non posso farci nulla. Non voglio farci nulla. Pensare di mettere la plastica sui mobili, spostare tutto, chiamare qualcuno per darmi una mano, sistemare una casa sottosopra… mi mette un’enorme fatica. E io sono già abbastanza stanca.

Elyon, il mio persiano, non si alza nemmeno per salutarmi. Crema anche lui. Lo guardo e penso che un giorno o l’altro prenderò un bel Rottweiler nero, nerissimo, per fargli prendere un colpo. Lascito del mio ex, il gatto me lo tengo solo perché non sopporto l’idea di mettere annunci, cercare qualcuno che se lo prenda e parlare con gattofile che non conosco.

Prima della cena, qualcosa di già pronto solo da riscaldare, devo leggere i temi della 5C. Fare l’insegnante, più di tutto, mi sfianca. Diventa ogni anno più difficile relazionarsi con i ragazzini. Non sopporto i loro modi di dire, di vestire. I maschi sembrano tutti rincretiniti e le ragazze… beh. Penso che alcune di loro potrebbero avere una vita sessuale più attiva della mia tra pochissimi anni. Se non già adesso. Non mi rispettano, non mi hanno mai rispettata. Sarà per il mio tono di voce, sempre basso, e il mio aspetto. Già, perché l’aspetto è tutto ormai. Lavoro in quella scuola da vent’anni, e ieri ho saputo che è stato concesso un aumento a una collega che lavora con noi solo da dieci. Magra e con un bel davanzale. Non mi importa che sia la preferita degli alunni, che con lei nessuno si alza mai e che hanno tutti volti molto alti. Non smetterò mai di pensare che è stata scelta solo perché ha le tette che le arrivano alla gola e il sorriso sempre pronto.

Leggo venti temi uno più deprimente dell’altro. Privi di contenuti. Metto quattro, cinque e due sette. Le due fortunate sono due gemelle, le mosche bianche della classe. Non vanno molto di moda, tra i loro compagni. Sono un po’ emarginate.

Mangio veloce e, alla fine, ho la mia vittoria.

“Alyzar, devi darmi la rivincita per il regno che mi hai sottratto ieri sera, maga imbrogliona!”.

E, finalmente, sono viva.

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