Aiuto voglio salvare un gatto! Sì, ma come??

Vi avevo promesso il secondo post sul Giappone ma non posso non raccontarvi cosa ci è successo Sabato sera.
Eravamo attesi da un amico per cena, a casa sua, mentre tentiamo di riacchiappare la nostra gatta ci chiama: “Arrivate subito, perchè c’è un gatto enorme qui sul pianerottolo e non se ne va via”.
Io già mi immaginavo un gatto randagio, in cerca di cibo, che se la scorazza per le scale. Quello che vediamo invece è qualcosa di tristissimo.
C’era sì un gattone sul pianerottolo. Ma sdraiato, quasi inerme, il muso per metà rotto. Il gatto era talmente spaventato e stanco che non si è nemmeno spostato quando gli siamo passati accanto per entrare in casa.
E qui, inizia la nostra Odissea per salvare quel povero animale che era chiaramente lì in cerca di aiuto.

Prima telefonata: mi faccio mandare da mio padre il numero del nostro veterinario, per sapere cosa fare e vedere se magari, mosso dalla sua morale di “dottore degli animali”, non ci avrebbe aiutato. “Riuscite a portarmelo?””Guardi, ha il muso tutto ferito, non so se riusciamo a spostarlo”. Cercando ovunque in internet leggerete che un animale ferito può essere aggrassivo e farvi del male senza volerlo, quindi meglio non arrischiarsi se non si è del mestiere. “Va bene, allora dovete chiamare i Vigili dell’Isola (Bergamasca) perchè loro vi daranno il numero dell’acchialappiatore”.

Seconda telefonata: cerchiamo il numero dei vigili, li chiamiamo. Non sanno niente dell’accalappiatore e in più, il mio paese non fa parte del Consorzio. Mossi a compassione, ci danno il numero di Amici per i Baffi, un gattile, forse loro ci sapranno aiutare.

Terza telefonata: la volontaria di amici per i gatti è, manco a dirlo, la più propositiva di tutti. Ci dice di chiamare la polizia municipale e ci da anche il numero di un altro veterinario, dicendoci (perchè lei si ricorda una norma di questo tipo) che sono obbligati almeno a prestare il primo soccorso.

Quarta telefonata: polizia municipale del nostro paese. Tanti, ma tanti, squilli a vuoto.

Quinta telefonata: chiamiamo l’altro veterinario. Questo, che non ha lo studio tutto suo, si lancia in una Filippica sui veterinari statali, che prendono “ottomila euro!” -parole sue- e ci dice di chiamare l’ospedale di Bergamo, perchè ci forniranno il numero del veterinario di turno.

Vorrei solo precisare che in tutti questi rimbalzi è passata già un’ora. Il gatto resta sempre sul pianerottolo dove respira male, la nostra angoscia e -diciamocelo- la nostra incazzatura cresce.

Sesta telefonata, su più fronti: Io chiamo un mio amico, che studia da veterinario quindi ancora non lo è. Gli chiedo cosa possiamo fare, se sa come procedere. Lui mi fa domande “tecniche”, tipo come respira, mi dice che non sa nulla sulla questione dell’obbligatorietà ad un primo intervento dei privati. Comunque, si propone di raggiungerci. Gli dico di no, giustamente, avrebbe dovuto piantar tutto per poi essere sempre al punto di partenza.
Sento intanto un altro amico che chiama sua zia, che lavora in ospedale, e gli da il numero del veterinario di Bergamo, perchè lui ci avrebbe dato quello del centralino dell’Asl.

Settima telefonata: chiamiamo questo veterinario, sperando di vedere la fine di questa storia. Lui sarebbe anche venuto a prenderlo, con 80 euro, e comunque ci da il numero del centralino.

Ottava telefonata: il centralino dell’asl ci dice che non pensa che il veterinario sarebbe intervenuto a quest’ora, “Ma ci hanno detto che è obbligato…””Ah, ok..” e ci recupera il numero del veterinario di turno.

Nona telefonata: l’ultima! Il cellulare è quello giusto. Ci chiede indirizzo e ci dice di mettere il gatto in una scatola.

E’ passata un’ora e mezza con le telefonate, passano altri venticinque minuti prima che il veterinario (che arrivava da un paese accanto al mio) con tutta calma, arrivi da noi.

Il gattone, che si fa prendere sempre senza storie, mi guarda con tanto d’occhi quando lo chiudo nella scatola di cartone.

“E’ arrivato il dottore, vedrai che andrà tutto bene…” gli sussurro.

Tirando le somme, in un caso come questo CHIAMATE IL CENTRALINO DELL’ASL! Qualcuno di turno c’è e vi darà una mano.

Sia io che il mio ragazzo non ci siamo messi il cuore in pace una volta consegnata la scatola.
Dobbiamo sapere se sta meglio, cosa gli è successo, dov’è finito, se può stare con altri gatti.
Perchè se sta bene, se non ha malattie particolari per cui può vivere con altri mici… noi abbiamo una casa grande, e continuiamo a pensarlo.
Vi risparmio il nuovo giro di telefonate, forse il numero che mi hanno dato oggi pomeriggio è quello giusto.
Domani mattina saprò.

I gatti hanno 7 vite, è vero, se c’è qualcuno pronto a salvargliele…

Annunci

One thought on “Aiuto voglio salvare un gatto! Sì, ma come??

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...