Ufficio di Notte.

Edward Hopper
Edward Hopper

Office at Night, Edward Hopper.

Come spesso a quell’ora, Lucy era davanti alla cassettiera dei documenti. Aveva appena aperto il secondo cassetto quando si dovette fermare, con le mani appoggiate sul bordo. Edgar, seduto alla sua scrivania, sembrava agitato. Lei gli guardava la nuca, di nascosto, come al solito. “Lucy, mi prenderesti il documento sull’ultima transazione con l’India?”. Lei lo trovò e glielo porse in un attimo. Gli stette per un secondo accanto, speranzosa di un suo sguardo.
“Grazie mille, cosa farei senza di te. Continua pure con le tue faccende” le disse lui, senza staccare gli occhi dal foglio.
Lucy tornò alla cassettiera e strinse con le mani il cassetto aperto, fino a sentire male alle unghie.
Non potè non ripensare a quella notte. Era stata sua l’idea di iniziare a commerciare con l’Asia. Lui, da responsabile delle vendite, l’aveva proposto al titolare. E tutto aveva funzionato, le vendite erano cresciute, così come gli incassi della società, che si erano duplicati.
Quando da responsabile era diventato direttore dell’ ufficio vendite lui l’aveva portata fuori. Erano andati a cena. Poi, sotto l’effetto del vino erano andati in un motel.
“Quando le cose si saranno sistemate diventerai mio socio, non sarai più solo una segreteria. E forse potrei anche lasciare mia moglie.” Le aveva sussurrato mentre erano sdraiati vicini. Lei era felicissima, il cuore le stava scoppiando in petto.
Quella notte era stata piena di promesse, infrante l’una dopo l’altra come boccette di cristallo. E i cocci la sfregiavano.
Passò un mese, e si sistemarono nel nuovo ufficio. Lei pensava che una volta sistemati avrebbe fatto l’annuncio.
Di mese ne passò un altro. Un giorno, nel terzo mese da quella notte, andò a trovarli il titolare.
Lei era seduta alla sua scrivania all’entrata, da cui vedeva la porta dell’ufficio. L’avevano lasciata socchiusa. “Capisco che tu ti senta ispirato, con quella segretaria. Ha delle gambe stupende” disse ridendo il titolare e Edgar aveva riso con lui.
Belle gambe, ecco cosa traspariva da lei. Non il merito del raddoppio dei guadagni di entrambi gli uomini, mentre quelli di Lucy erano rimasti invariati.
“Un altro mese” aveva pensato lei. “Un altro mese e me ne vado.”
Alla fine di quel mese, quando lei stava per consegnare le sue dimissioni, lui le aveva sorriso e dato un bacio prima di uscire. Allora le aveva stracciate, promettendo a sé stessa che se le cose non fossero cambiate se ne sarebbe davvero andata.
Erano passati altri quarantacinque giorni, e lei si trovava come spesso a quell’ora alla cassettiera. Gli occhi le si velarono di lacrime di delusione.
A quel punto Edgar si alzò, spense la lampada verde sulla scrivania e fece per uscire. Sulla soglia dell’ ufficio si fermò. “Lucy, sei molto bella con questo vestito blu. E davvero non so cosa farei senza di te. Buona notte.”
Edgar uscì e Lucy restò ferma per un secondo. Le lacrime le bruciavano il viso.
“Solo un altro mese” pensò.

-Questo pezzo l’ho scritto l’anno scorso, come esercitazione. Lo scopo era scrivere un racconto su questo quadro (un olio su tela del 1940).
L’ho ritrovato oggi sistemando la cartella con tutti i compiti e mi è spiaciuto che restasse solo lì.

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