Perfette.

Io non voglio che voi siate perfette. Non è per questo che vi sto istruendo. Voglio che abbiate la forza di lottare, di trovare la vostra strada, come io ho trovato la mia.

 

 

E s non ne sarò in grado? Se finirò come tutte le altre? Chiesi.

 

Impossibile. Tu sei una guerriera. Fai parte della mia stessa tribù.

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Day 60 and 61. Rinsavire, rimediare, traslocare.

Altro post riassunto. La presenza di mamma e sister ha leggermente scombinato i miei ritmi.

Partiamo dal day 60, venerdì. Dopo la colazione siamo andate al Tower Bridge, mamma non l’aveva mai visto se non da lontano. Pranziamo da Paul, che in quanto catena francese è accettabile al palato materno, poi lascio il duo al British Museum. Io intanto vado a Camden. Ho un po’ di cose da fare, tra cui finire un romanzo.

Mentre faccio gli ultimi acquisti, telefonata con la mia analista Zanardi. Parlare con lei mi rimette sempre in sesto (credo che inizierà a richiedere di essere pagata) e dunque siamo alla prima fase del rinsavire.

Scrivo sul mio taccuino da Miss Poppy (niente di meglio) nonostante in quel posto si geli. Lì, si compie la prima fase di magia, la mia nuova storia è tutta scritta. Ma il non averla sul portatile la rende incompleta, quindi decreto che non è oggi il giorno in cui ho ultimato il mio romanzo.

Ceniamo a casa e mentre le girls guardano Gilmore Girls io inizio a valigiare. Sarò nei guai con il peso, I can feel it.

Telefonata con il mio Andrea in cui esordisco con la mia migliore faccia da scuse, che lui conosce benissimo, e dunque siamo al rimediare.

Day 61.

Meno uno. Cazz, ci siamo. Esco presto, alle otto e mezza. Devo portare i capitoli scritti  a mano sul pc e dare così profondità alla fine del mio romanzo. Purtroppo Blend apre troppo tardi. Entro in un altro locale e mi attacco a trascrivere come una moderna amanuense.

Alle undici e dodici circa il mio nuovo romanzo è concluso. Il nuovo romanzo che amo alla follia, e che vorrei rileggere subito ma che so bene che devo lasciar lievitare per almeno un mese. Finito. La cosa che ha fatto di più la differenza torna a casa con me del tutto formata. Due mesi, dal diciotto ottobre al sedici dicembre. Se non è una prova questa, che Londra è stata la scelta giusta, allora non so cos’altro potrebbe esserlo! Non potrei essere più felice!

Torno a casa e trovo mia madre che interagisce non so come con Charlotte. Oh, si capiscono e ballano pure! Comunque, la cara Carlotta deve traslocare domani e non ha ancora iniziato. Dunque noi ci proponiamo di darle una mano e lei ci assolda. Ebbene, chi in vacanza fa anche un trasloco? Solo noi! Io e Angelica a portare le cose nella nuova casa (che è letteralmente appena attraversata la strada) mentre mamma imbusta “hardcore” come detto da Charlotte.

La cucina è fatta, ma il resto è ancora un casino. Siamo delle sfollate.

Alle due usciamo, voglio portare mamma ad Hyde Park. Mangiamo al Serpentine dove ho la possibilità di salutare l’amica-credo-Irene.

Infine, cugina Amalia con il suo boy. Andiamo con loro da Caffè Nero e chiacchieriamo per un po’.

Poi casa, dobbiamo finire i bagagli.

Mentre siamo in metro, mia sorella inizia a farmi vedere le fotografie che ha fatto in questi giorni ma la fermo. Appena vedo il Millennium mi viene il magone. Domani dovrò lasciare la mia nuova città, la mia jungla (come mi ha definito la mia analista, domani io sarò Mowgli, che torna alla civiltà dopo tanto tempo), il mio rehab. Come se non bastasse, ogni scorcio è confluito nel mio romanzo, non c’è posto che io non abbia amato di Londra che non sia lì. Ebbene, mi viene da piangere.

Mi tranquillizzo, cena da sfollate che di più non si può, e poi finisco la valigia.

Infine, preparo il biglietto per Charlotte con un piccolo pensiero. Una nuova candela.

Day 60 and 61, I can’t believe we are at 60s already, accomplished.

 

Day 58 and 59. Reazioni disastrose ai disastri.

Questo post, che racchiuderà i giorni 58 e 59 sarà diverso da tutti gli altri. Sarà una spiegazione in breve di quello che successo.

Mercoledì mattina è stato dedicato all’ultimo giro con mamma e sorella. Avevano l’aereo alle quattro.

Siamo state insieme, abbiamo mangiato, abbiamo chiacchierato. Infine le ho accompagnate in stazione, mamma si è commossa, tranquilla ci vediamo domenica e via discorrendo.

Io torno a casa, piove e mi va di starmene al caldo per prepararmi ai miei ultimi tre giorni organizzati in modo intensivo.

Sento mia sorella costantemente, fino alle quattro, quando NON le fanno imbarcare. La loro prenotazione risulta cancellata.

Vi ricordate il volo cancellato di domenica? Ebbene, mi era arrivata una mail di Ryanair che chiedeva se volevo procedere al rimborso o al cambio volo. Dato che avevo già preso un nuovo volo d’andata, ho selezionato il rimborso. Ero troppo stanca e rincoglionita per guardare nei dettagli, e ho scoperto mercoledì che il rimborso ha annullato in toto la prenotazione, volo di ritorno compreso.

Quindi, mamma e sorella che non parlano una parola di inglese da sole in aeroporto, panico, urla, lacrime. Insomma, una merda. Il primo volo per tornare a casa (dal desk della RyanAir ci hanno detto, in modo estremamente cafone, guardate on line) era sabato sera. La differenza dunque tra sabato e domenica è minima, senza contare che non riesco a sopportare l’idea di mangiarmi di nuovo l’ansia a pensarle da sole.

Morale della favola, sono tornate indietro, alloggiano da me (Santa Charlotte che le ha fatte stare qui, altrimenti oltre ai soldi del volo dovevo metterci anche quelli di un albergo, poi andavo diretta a vendere un rene).

Programmi stravolti, come la mia routine. Non c’è altro da dire. Stanno recuperando il tempo perso, ieri visita a Portobello che era il sogno di mamma.

Io mi sto riprendendo, male. Arranco. Pazienza, questi sono problemi miei.

Domani si torna a fare il blog come ho sempre fatto, oggi va così.

Day 58 and 59, thank God gone.

Day 57 of 62. Essere nerd anche nei negozi pettinati!

Sveglia prestissimo per i miei standard londinesi, ma oggi sarà l’unico giorno intero di mamma e sister qui in London dunque non possiamo perdere troppo tempo a pettinare le bambole.

Caffè al volo e poi esco. Alle nove sono davanti alla stazione e loro pure, quindi iniziamo a fare strada verso il centro. Ebbene, mamma odia la metro, è ufficiale.

Già ieri non stava benissimo e oggi l’ha confermato. Taglio un paio di fermate, senza cambi e scendiamo a Covent Garden. Colazione da Pret e infine ci dirigiamo verso il centro. Trafalgar square e la National, per poi fare strada verso Buckingham.

Già che ci siamo, con mia sorella non potevo non fare la deviazione per vedere il negozio Mr Porter, nonché la sartoria del mio amato Kingsman. Mai scelta fu più azzeccata, perché il giornale con il mio Pedro l’ho visto a chilometri di distanza! Fregandomene del fatto che il negozio non solo è reale ma è realmente super posh, io entro, chiedo cortesemente se mi regalano un giornale, cosa che fanno che molta gentilezza, e poi squittisco il giusto quando scorgo Pascalito mio sullo schermo. Mia madre, che è rimasta fuori a guardare me e mia sorella diventare due imbecilli, ci attende fuori basita. Tant’è, io ho una sacra reliquia da questa mia vacanza londinese che mi aiuterà in tutti i futuri momenti di mestizia della mia vita. Quindi Pedro, per quando leggerai il mio blog, sappi che io ti attendo. Certo, dovrai dividermi con Andreino ma sono sicura che andrete d’accordo.

Dopo essermi ripresa, molto dopo, le accompagno a Buckingham e poi Big Ben. Insomma, il trailer di Londra considerando il pochissimo tempo a disposizione.

Quando si fa ora di pranzo, Camden. Altra tragedia, convincere madre a mangiare al mercato. Tutti gli odori non le piacciono eccetera eccetera. Grazie al cielo, si convince per il fish and chips di un ragazzo (latino senza dubbio) carinissimo.

Solito giro per le Stables, dove loro fanno spese (io tornerò giovedì suppongo) e poi casa. Vista la stanchezza di mamma ceniamo da me. Un “bel” piatto di pasta (purtroppo devo aggiungere alla De Cecco un po’ di quella roba di Tesco ma altrimenti non ce l’avremo mai fatta in tre) con insalata.

Telefonate a cugina e daddy, che per fortuna resta da solo giusto oggi perché altrimenti la sua sopravvivenza sarebbe a rischio, infine le accompagno a casa.

Torno da me, con la mia playlist di Kingsman giustamente in cuffia e infine incontro Charlotte, che è due giorni che non vedo.

Ci aggiorniamo super alla svelta perché anche domani la sveglia sarà presto dunque non posso cazzeggiarmi.

Libro, mandato bacino a Pedro e ad Andreino, poi nanna.

Day 57, closer to the edge, done.

me and pascalito
Me and Pascalito. The happiest girl in London.

 

Day 56 of 62. My family!

Perseverare è diabolico, almeno così mi hanno sempre detto. Quindi per quello, oggi mia mamma e mia sorella ci provano di nuovo, con un nuovo volo.

Colazione con solo il caffè e poi mi attacco al computer, per portarmi avanti per il blog. Anche lui come me necessita di tornare in Italia per ri-aggiornarsi un attimo. Iniziamo ad arrancare, e mai come oggi. Con l’ansia che mi divora, per la neve mista a pioggia che cade fino alle undici, finché non diventa solo una pioggia fastidiosa.

Attendo con mia sorella l’orario dell’imbarco che non solo non arriva mai, ma come se non bastasse viene pure ritardato, di nuovo, di un’ora!

Insomma, avete veramente rotto il c***! Ma me le fate arrivare?

Quando finalmente quasi alle quattro mia sorella mi conferma che stanno partendo, tiro un sospiro di sollievo. Due ore e poco più e sono qui!

Preparo il monte di roba che lascerò a loro da riportare a casa per non incappare nell’ira funesta della ryan air visto il peso del mio bagaglio e infine le vado a prendere.

Non nascondo il breve secondo di emotività comunque egregiamente tenuto a bada non appena scorgo mia sorella con la sua sciarpona. Spero di conservare la stessa non-chalance anche domenica di fronte ai miei gatti, tutti e quattro.

Detto questo, ci incamminiamo nel casino delle sei verso casa, dove lasciamo i bagagli delle due un po’ sconvolt. Si riprendono solo una volta a Saint Paul e al fiume, piccolo sprazzo della città per oggi.

Ci rifugiamo al The Real Greek (mia vecchia conoscenza che non delude neanche questa volta), dove la sottoscritta dimentica in un secondo di sapere l’inglese e parla in italiano con al cameriere. Ma è possibile?! Mangiamo bene e tanto, chiacchieriamo, infine torniamo a casa.

Loro sono cotte e domani ci vediamo presto per ottimizzare l’enorme perdita di un giorno intero.

Io mi cuffio e torno a casa. Anche io sono stravolta, anche solo per tutta l’ansia che mi sono mangiata in due giorni.

E poi, adesso che le ho viste, inizio seriamente ad accusare il colpo di nostalgia di casa.

So che ho un sacco di cose da fare, prima su tutte e di vitale importanza devo finire un romanzo, ma davvero non vedo l’ora che arrivi domenica.

Day 56, solved.

Day 55 of 62. Fucking Snow!

Oggi metto la sveglia presto! Devo essere bella fresca e pimpante e finire un sacco di cose prima che arrivino, finalmente, la mia mammina e mia sorella!

Come sempre, come primissima cosa, alzo la tapparella e scopro di ritrovarmi in Winter Wonderland! Nevica! E la neve ha già ammantato tutto! Il mio oooooo di stupore viene presto sostituito da un o-o. Speriamo che questo non causi nessun ritardo al volo.

Mi attacco al portatile e purtroppo mia sorella mi conferma che il loro volo porta un ritardo di un’ora a causa della neve. Inizia un’interminabile attesa. Un’ora passa, ancora non si sono imbarcate. Ritardo di un’altra ora. Inizio veramente a scocciarmi, mentre qui la neve non accenna a diminuire. Anche la seconda ora passa, nuovo posticipo, finché, all’una, il volo non viene definitivamente cancellato. Immaginatevi il giramento di johnsons come li chiama Charlotte di tutti quanti. Il mondo intero si riversa in biglietteria e dall’App di Ryan air non è possibile fare nulla, visto che il volo lì risulta partito! Dopo un’altra ora, in cui mia sorella non è nemmeno lontanamente vicina alle casse e già si parla di voli del giorno dopo, cerco un altro biglietto. I voli del mattino vanno esauriti mentre faccio la prenotazione. Avrei voglia di buttare tutto all’aria e tornarmene io a casa, ma grazie alla perseveranza nel tranquillizzarmi del mio grillo parlante Andrea riesco infine a prendere un volo per il pomeriggio di domani e far andare mia mamma e mia sorella finalmente a casa.

Io, che ho detto giusto due parole a Charlotte e lei è stata così carina da capire che non era aria, mi incontro comunque con il tipo della loro casa per prendere le chiavi e avercele domani. Poi esco. Non ho mangiato nulla ma se resto ferma la mestizia avrà il sopravvento.

Mi dirigo in uno dei posti che funge da calmante per me, nonché il fiume. Passo il Millennium e scorgo uno Starbucks. Mi dico che prendo solo qualcosa per rifocillarmi e poi andare fino al London Eye. Invece, anche causa la depressione, mi metto a scrivere.

Per guadagnare punti karma, rincorro una ragazza a cui era caduto un guanto e il ragazzo accanto a me mi dice che è stato proprio un gesto carino. Spero che l’universo se lo segni!

Con mia sorella intanto decidiamo che con la neve abbiamo litigato. Per sempre. Sia io che lei siamo sempre state sue fan, l’abbiamo difesa contro tutti. Sai che c’è? Vaffanculo! Non ci piaci più e ti odiamo!

Finisco di scrivere che sono le sette, e dopo essere stata quasi abbordata da un fotografo (che liquido dicendogli che sono al telefono con mia madre, su di dosso che non sono in vena), torno a casina.

Lì, cena super sostanziosa perché ho una fame da lupo e mal di testa. Appena Charlotte si libera le chiedo scusa per oggi e lei risponde che non c’è nessun problema, e che anzi capisce benissimo (lei è americana, per lei è assurdo che un volo si fermi per due fiocchetti di neve).

Finisco il libro e poi letto, questa giornata mi ha stravolta.

Day 55, fucking gone.

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fucking snow!

Day 54 of 62. Canzoni tristi in an happy day.

Il sole, ancora! Il sole! Incredibile che sia ancora qui, a farci compagnia. Grazie al cielo appena sveglia sento che Charlotte non è da sola. Non fatevi strane idee, in casa c’è Echo, il ragazzo che sarà il suo coinquilino tra una settimana esatta. Per fortuna lo sento e mi cambio, prima di sbucare dalla mia camera, perché di solito faccio colazione bellamente in pigiama, e quello che ho indosso al momento non è quello super figo nero ma quello puccioso rosso del Grinch. Almeno un briciolo di dignità, ci tengo a preservarla.

Pranzo mentre chiacchiero con Charlotte. Il tema principale oggi è quanto guadagna un suo amico, che si è appena comprato una macchina da duecentomila sterline. A me, sinceramente, non mi è mai fregato un cavolo di queste cose e anche solo parlarne per più di trenta secondi mi tedia, ma per lei a quanto pare è una cosa importantissima, tanto che va pure a cercare il costo esatto di suddetta auto. Non capisco…

Comunque, esco subito dopo. La mia direzione, ipotetica è il fiume. A Saint Paul (assurdo che ogni tanto mi ritrovi io a dare indicazioni ai british, ma oggi è successo!) mi perdo un po’ via. Invece di passare il Millennium vado verso Bank, poi verso Monument, infine vinta dal freddo torno a Saint Paul e al mio Starbucks di fiducia.

Oggi è una giornata bella. Domani arrivano mamma e sister, Andrea continua a mandarmi messaggi divertenti… quindi mi dite come faccio a scrivere il capitolo più depresso di sempre? Semplice, smetto di guardare whatsapp e mi attacco alla mia playlist Sadness come se non ci fosse un domani.

Il mio mood anche solo a sentire l’attacco di Hotel California cambia e posso mettermi a scrivere.

Capitolo completato. Vorrei andare avanti ma non voglio bruciarmi la soddisfazione di finirlo da Ziferblat settimana prossima, così mi cheto ed esco (solo dopo aver mentalmente mandato a quel paese coppia di madre e figlio napoletani finti ricchi che definirli cafoni è fargli un complimento. Lui aveva la voce da ragazzino viziato più fastidiosa della galassia.)

Una volta a casa, videochiamata con Andrea mentre cucino e poi Netflix, che si inizia la nuova stagione di The Crown.

Infine libro e nanna.

Anche il day 54 è passato.

Day 53 of 62. Climax.

Mi alzo e inizio a prepararmi il mio caffettino: il sole è tornato e il mio buon umore ne gioisce (ma questo non va affatto bene, perché devo scrivere due capitoli tristi e non posso essere felice, ti pare?).

Mentre la moka lavora, sento il trillo del telefono di Charlotte. Ma non doveva essere in ufficio? Oggi è venerdì!

Ebbene, questa è la breve storia triste di Charlotte, che mi racconta tra uno sbadiglio e l’altro appena finalmente esce dalla sua camera. Ieri pomeriggio è andata a casa di una tizia a rifarsi le treccine. Quelle che aveva fatto a inizio mese iniziavano già a cedere. Mai sentito, in tutta la mia vita, di treccine che durano un mese. Comunque, va dalla tizia e, morale della favola, finisce alle quattro del mattino. Alle QUATTRO. Il colore delle extensions non le piace, sono giallo paglierino (stile Nicki Minaj) e le trecce verso il finale sembrano non finite e tagliate grossolanamente. Cosa ti aspettavi, da un lavoro finito di notte? Provo ad aiutarla a fare un cucù che non mostri troppo il danno, mi propongo perfino di prestarle la mia fascia. Che disastro.

Esce di casa che è l’una passata, io sono già pronta per pranzare, e infatti il suo capo l’ha già chiamata per cazziarla. Mi torna in mente quella volta in cui non ho sentito la sveglia e i miei colleghi stavano per chiamare la guardia nazionale, e il mio capo era scoppiato a ridere quando gli ho detto, con candore “scusa non ho sentito la sveglia!” Che bei tempi, più o meno…

Comunque, essendo questi tempi decisamente migliori, pranzo e poi esco. Vado a piedi fino a un locale italiano che avevo già visto. E, come avevo intuito la scorsa volta, la barista è italiana. Ha la mia età ed è carinissima, infatti chiacchieriamo un sacco, poi… inizio a scrivere.

In queste settimane, durante entrambi i corsi che ho seguito, abbiamo parlato più volte di climax. Quel momento in cui la narrazione arriva al suo picco. Ebbene ci siamo. Con una playlist da tagliarsi le vene in cui la mia amica Lana Del Rey la fa da padrona, mi attacco a scrivere.

Dei due capitoli, di nuovo, riesco a scriverne solo uno. é più tosta di quello che pensavo. Sono comunque soddisfatta, quindi posso uscire nella serata londinese con gaudio.

Mi metto un po’ a camminare per smaltire tutti i dolci che ho trangugiato in questi mesi, una cosa davvero impressionante, e infine torno a casa, congelata. Oggi fa freddo!

Mentre si cuoce una bella e salutare zuppetta, telefonata con il mio Andreino. Poi Narcos (seconda stagione finita, again), Supernatural e The Walking Dead.

Poi libro e nanna.

Day 53, finished.